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Scarcerato il richiedente asilo accusato di violenza sessuale a Tribano

Il gip Fino ha affievolito la misura cautelare a carico del nigeriano Chiebuka. Ora il ventiseienne ha l’obbligo di firma e non deve avvicinarsi alla giovane della Repubblica ceca

Elena Livieri
1 minuto di lettura

È stato scarcerato nel primo pomeriggio di ieri il nigeriano accusato di aver violentato la ventiduenne ceca che aveva ospitato a Tribano, nell’alloggio della cooperativa Edeco. Il giudice per le indagini preliminari Mariella Fino ha affievolito la misura cautelare a carico di Peter Chiebuka, il ventiseienne richiedente asilo difeso dagli avvocati Marco Cinetto e Stefano Corbo, accordando la scarcerazione e imponendogli il solo divieto di avvicinamento alla vittima e l’obbligo di firma tre volte la settimana nella caserma dei carabinieri. Alla base della decisione del gip il venir meno delle esigenze cautelari a carico del giovane, per il quadro emerso anche dalle prime risultanze dell’analisi sul cellulare della vittima affidate dalla procura all’ingegnere Luigi Nicotera. In più la donna è andata via, quindi cade il rischio di reiterazione del reato.

Accusa e difesa

L’accusa che aveva ha portato in carcere Peter Chiebuka era di aver violentato e segregato per 11 giorni una ventiduenne ceca, conosciuta in rete e fatta arrivare a Tribano. Questa la versione di lei, mentre il giovane sostiene che si erano messi d’accordo per vedersi, che lei era andata nell’appartamento che lui aveva a disposizione a Tribano e che i rapporti sessuali erano stati consenzienti. Anzi, sarebbe stata proprio lei a non volersene andare da quell’alloggio, mettendo in difficoltà Chiebuka per il divieto condominiale di accogliere ospiti. A chiedere la custodia cautelare in carcere per il ventiseienne è stato il pubblico ministero Marco Brusegan, titolare dell’indagine, che ha contestato i reati di sequestro di persona, violenza sessuale continuata con minacce di morte, rapina aggravata perché compiuta nei confronti della vittima segregata in casa. Era stata la donna, il 30 novembre, ad avvisare un amico in Francia della sua prigionia. Dalla Francia la segnalazione alla Questura di Padova, quindi il blitz dei carabinieri a Tribano. —


 

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