Dieci ponti da sistemare. «Servono 20 milioni o chiudiamo le strade»

Mossa della disperazione per il presidente della Provincia che chiama il governo. Fabio Bui: «Ho sulle spalle una responsabilità enorme, ma non voglio tragedie»

PADOVA. Spalle al muro. E con una pistola puntata alla tempia. Così si sente il presidente della Provincia Fabio Bui, alle prese con un problema inestricabile. Se chiude al traffico il ponte della Valsugana a Curtarolo crea un danno enorme all’economia del territorio, se non lo chiude prende su di sé una responsabilità enorme in caso di una tragedia che seppur lontana è sempre possibile. Cosa fare? «Ho chiesto aiuto. Lo faccio da un pezzo ma ho ricevuto solo tante pacche sulle spalle – risponde – Adesso però sono di fronte a un aut aut. E ho dovuto alzare la voce. Attendo una telefonata dalla ministra alle Infrastrutture per la prossima settimana». Curtarolo però è la punta dell’iceberg: ci sono 10 ponti nel Padovano che attendono manutenzioni urgenti per un costo totale di circa 20 milioni di euro. Declassata a ente di secondo livello, la Provincia non ha queste risorse nel suo bilancio.

Ponte di Curtarolo


L’emergenza ponti esplode per il caso Curtarolo. Il ponte sul Brenta della Valsugana presenta notevoli problemi di staticità. Va rifatto. Servono 4 milioni. Bui li trova, ma spenderli per questo intervento vuol dire pregiudicare i lavori in altre strutture della rete provinciale. Tra l’altro qui c’è un’anomalia: quella strada era statale ma nel 2016 è scaduta la convenzione con Veneto Strade e così la gestione è passata alla Provincia. Un ente di secondo livello, con bilanci limitati. Così nasce la richiesta di intervento al Ministero: «Mi trovo costretto a “mendicare” un diritto: quello alla sicurezza per un territorio», ha scritto Bui nella sua lettera aperta.

«Nei giorni scorsi abbiamo fatto installare un sistema di rilevazione, che tra l’altro gli automobilisti scambiano per un telelaser – racconta il presidente della Provincia – In realtà monitora la reazione del ponte ad ogni peso che gli passa sopra. Nei prossimi giorni arriveranno i primi dati sulla tenuta della struttura: se c’è un ammaloramento repentino io lo chiudo immediatamente. Capite bene che la responsabilità è enorme».

lncubo di Genova

È ovvio che il pensiero non può che correre indietro all’agosto del 2018, al Ponte Morandi di Genova. «Il presidente della Provincia non ha uno stipendio e neppure i rimborsi spese. È praticamente un servizio volontario che un sindaco fa per gli altri primi cittadini. Io non posso prendermi questa responsabilità. Devo tutelare la sicurezza dei cittadini ed anche la mia». Chiudere la Valsugana vuol dire tagliare i collegamenti tra Padova e Cittadella. E anche se i 4 milioni per rifare il ponte sono già a bilancio della Provincia, servono procedure urgenti: «Chiederò al ministro di commissariare l’opera, altrimenti ci mettiamo anni a finire tutto – prosegue Bui – E se dovessero arrivare i soldi, io quei 4 milioni li lascio per sistemare meglio quella strada che necessita di vari interventi in più punti». Da Roma pare che un segnale sia arrivato, anche grazie all’interessamento del senatore dell’Alta Antonio De Poli: «Attendo una chiamata nei prossimi giorni», si limita a dire Bui.

I casi più gravi

Ma non c’è solo Curtarolo. Ci sono altri dieci ponti sotto osservazione. Uno, quello di Bovolenta, è stato sostituito quest’estate. A Correzzola sta per partire un altro cantiere. Ma ci sono altri interventi da mettere in programma, a partire dal ponte di Borgoforte ad Anguillara, poi c’è il cavalcavia di via Po a Padova (sempre sulla Valsugana), il ponte sul Brentella di Limena, ben quattro opere fra viadotti, cavalcavia ferroviari a Cittadella.

Non sono buone neppure le condizioni della Strada provinciale 40 tra Saonara e Sant’Angelo di Piove di Sacco dove sia il ponte sull’Idrovia che il cavalcavia su via Matteotti e via Kennedy hanno massima priorità di intervento.

«Ho parlato con tutti: con il prefetto, con i parlamentari, ora ho coinvolto anche il governo. Finora la risposta è sempre stato un silenzio assordante. Da qui è nata la mia frustrazione», conclude Bui. Sempre più senza una via d’uscita. —
 

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