L'avvocatessa aggredita: «Ha minacciato di uccidere la moglie. Mi ha dato un pugno e spinta dalle scale»

Padova, Paola Vallerini ricostruisce i drammatici momenti dell'assalto subito da parte del marito di una cliente 

PADOVA. Tre punti di sutura sulla fronte, ematomi su gran parte del volto, una prognosi di 15 giorni, eppure quello che fa più male non è il dolore fisico: «Pur di fronte alla prova provata di violenza non c’è un provvedimento di tutela». Trattiene a stento le lacrime quando parla Paola Vallerini, 54 anni, l’avvocatessa del foro di Padova che giovedì è stata presa a pugni e spinta giù dalla tromba delle scale di un palazzo di piazza Castello. Artefice dell’aggressione il marito sessantenne di una sua cliente, 55 anni, per la quale sta seguendo ormai da diverso tempo la causa di separazione.

Che cosa è successo giovedì?


«La mia cliente mi ha chiamato preoccupatissima perché il marito aveva minacciato di ucciderla e poi di suicidarsi. Immediatamente ho avvisato il collega difensore dell’uomo, nel frattempo tra me e la mia cliente sono intercorse diverse chiamate. A un certo punto, mentre parlavamo al telefono il marito le ha preso il cellulare di mano e l’ha gettato a terra rompendolo. A quel punto la donna si è decisa a voler andare a sporgere denuncia dai carabinieri e io mi sono prestata ad accompagnarla».

Poi in piazza Castello le cose sono precipitate.

«Quando sono arrivata, l’uomo ha iniziato a dire che si sarebbe suicidato. La moglie, la figlia, la cognata ed altre amiche che erano state chiamate si sono precipitate in casa, mentre io ho chiamato i carabinieri».

E poi?

«I carabinieri mi hanno chiesto se fosse chiuso in casa e se ci fosse bisogno dell’intervento dei vigili del fuoco, così sono salita a vedere. Quando l’ho visto sulla porta gli ho detto che avevo appena chiamato i carabinieri. Lui è corso al piano superiore, sempre minacciando si suicidarsi. Noi tutte siamo corse su con l’intento di farlo desistere ma lui non appena mi ha vista ha gridato “è tutta colpa tua”. Mi ha dato un pugno sul volto e mi ha spinta giù dalle scale. Non so neanche io come ho fatto a riprendermi e ad avere la forza di richiamare i carabinieri, che ho trovato subito non appena sono uscita dal palazzo, insieme a un’ambulanza e ai vigili del fuoco» .

Lei stava facendo il suo lavoro.

«Certamente. Ci tengo a dire che non mi sono avventurata in chissà quale situazione. Facevo il mio mestiere e tutelavo una persona sola. Non ero lì per mandare via lui di casa, nonostante la mia cliente avesse in mano un provvedimento favorevole. È una vicenda che va avanti da anni e il marito ha avuto tutte le possibilità per difendersi e tutelarsi».

Perché il marito ha reagito in modo così violento nei suoi confronti?

«Spesso si crede che colpendo l’avvocato la controparte venga lasciata sola, ma non è così. Nonostante l’accaduto io non smetterò di seguire la mia cliente, che oltretutto ieri era disperata. Non solo perché al momento non si sa dove sia quest’uomo che indubbiamente fa paura, ma anche perché pensava mi fossi fatta seriamente male».

Lei adesso ha paura?

«Non sono sicuramente serena. Il problema è che contro la violenza non c’è tutela. Lui adesso è libero, è stato rilasciato dai carabinieri e non si sa dove sia andato. Io ovviamente sporgerò denuncia, ma so benissimo che la cosa non risolverà nulla. Dietro ci sono meccanismi troppo complessi ed evidentemente la tutela straordinaria ce l’hanno solo gli aggressori». —


 

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