«Bo, investiti molti fondi e riportato 50 cervelli in fuga»

Il rettore Rizzuto tra gli stand racconta i risultati del progetto Brain Gain Quarantasette postazioni: dalle sale operatorie interattive al tunnel senza eco

Il Liston, il plateatico del Pedrocchi, palazzo del Bo, sono diventati ieri un vero e proprio villaggio della ricerca in occasione della Venetonight, la Notte dei Ricercatori del Veneto, organizzata dall’Università di Padova. Interviste, laboratori, giochi, incontri, visite, esperimenti guidati da ricercatori e ricercatrici hanno trasformato una parte della città in un grande laboratorio all’aperto. Quarantasette postazioni hanno accolto un pubblico incuriosito e assetato di sapere di ogni età. La novità di quest’anno gli exhibit interattivi. Il cortile antico del Bo è diventato uno spazio immersivo e di esperienze sensoriali. «Si tratta di un tunnel semi anecoico in cui l’eco di fatto è annullato. Non appena si entra si ha la sensazione della deprivazione uditiva», spiega Stefano Gueraldi, che si è occupato della progettazione dello spazio immersivo. «L’idea è che l’aria è il vettore del suono e nello spazio non essendoci aria non c’è alcun suono. Ovviamente qui l’aria c’è ma questo esperimento riproduce qualcosa di più vicino a quello che si sente nello spazio. Se ci si mette nel mezzo si avverte una leggerissima compressione alle orecchie e si riesce ad percepire la propria circolazione del sangue. I rumori esterni sono azzerati e si sentono quindi quelli interni». Tanti i giovani ricercatori presenti negli stand, pronti a condurre grandi e piccoli in interessanti esperimenti guidati. Tra questi le sale operatorie interattive e lo stand del Dipartimento di scienze Cardio Toraco Vascolari. «Ci occupiamo di genetica cardiovascolare, siamo centro regionale di riferimento. Analizziamo casi che provengono da tutta Italia. Spesso ci capita di studiare le morti bianche e quelle legate a problemi cardiaci di sportivi e giovani. Ci siamo occupati del caso del calciatore Davide Astori», dicono i ricercatori Rudy Celeghin, 30 anni, e Maria Bueno Marinas, 29 anni, che spiegano poi quale sia l’iter e le difficoltà per fare ricerca. «Nel nostro settore siamo tutti laureati in biologia o biotecnologie mediche. Abbiamo fatto il dottorato di ricerca e poi siamo rimasti all’interno dell’università come assegnisti. Certo si tratta di contratti annuali o biennali che non ti danno certezza per il futuro». Un tema quello della precarietà che ha affrontato anche il rettore Rosario Rizzuto, ieri tra gli stand. «Abbiamo fatto un investimento coraggioso in 3 anni: più di un milione e mezzo di euro all’anno, che vuol dire 50 mila euro a ricercatore, per finanziare 340 posti per giovani ricercatori. Ma le sole nostre risorse non bastano dovrebbe essere fatto uno sforzo dall’intero Paese in questa direzione», ha detto il rettore, «Abbiamo attivato il progetto Brain Gain che ha investito sulla chiamata diretta di ricercatori vincitori di grandi progetti europei all’estero. Sono così rientrati a Padova una 50ina tra professori e ricercatori, la maggior parte italiani». —

Alice Ferretti


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