I volontari fanno brillare le Cucine Popolari

Le vacanze utili di cinque ragazzi di Brugine. E in via Tommaseo a Padova anche i residenti ringraziano 

PADOVA. Dice suor Albina che la bellezza ci farà stare meglio. E allora, senza pensarci troppo, ha trovato una pattuglia di volontari volenterosi, sorridenti e disponibili, e li ha messi a fare pulizia, anche fuori dalla porta. Che nel caso specifico significa lavorare di ramazza sul marciapiede di via Tommaseo, davanti alle Cucine Popolari. Perché questo luogo brilla di umanità e risplende di impegno silenzioso quotidiano a favore di chi ha meno di tutti, ma in quanto a pulizia nel senso stretto, si può fare di meglio.

Li avranno visti in tanti, ieri mattina, quei cinque ragazzi con grembiule verde addosso e uno scopone in mano. Arrivano da Brugine, sono una parte dei quindici diciassettenni e diciottenni che hanno scelto di dedicare una parte delle loro vacanze a fare del bene agli altri. Il parroco li ha messi in contatto con le suore Elisabettine. E queste ultime li hanno accolti nella loro casa madre, in via San Giovanni di Verdara. Ogni mattina si alzano e partono in missione. Cinque all’Opera della Provvidenza Sant’Antonio, cinque alla casa Don Luigi Maran di Taggì, gli altri cinque - appunto - alle Cucine Popolari, dove alternano grandi lavori di pulizia al servizio pasti allo sportello.


«Rendere bello l’ambiente che ci circonda, aiuta tutti a stare meglio», racconta con la solita disarmante semplicità suor Albina. «I ragazzi hanno cominciato il loro lavoro sistemando la piccola area verde che abbiamo sul retro delle cucine. Poi abbiamo pensato che anche il marciapiede e i portici di via Tommaseo potessero essere più puliti. E anche se non sono di nostra competenza, ci siamo messi al lavoro». Piccoli gesti a volte producono grandi risultati. I ragazzi, con la loro energia ancora più che con i loro attrezzi da pulizia, hanno fatto splendere quei cinquanta metri che sembravano condannati a trattenere il segno opaco delle vite che li percorrono, trascinandosi stancamente verso a un pasto caldo. E perfino i “vicini” delle Cucine ieri mattina sorridevano, qualcuno ha scattato foto ai ragazzi, altri hanno ringraziato. «Ci hanno guardato in modo diverso», racconta suor Albina. «Non siamo più quelli che causano problemi e basta».

La bellezza, si diceva. Suor Albina, che la conosce, vorrebbe raccontarla alla città. Ecco perché ha aperto le Cucine ai padovani, a quelli “normali” - così i frequentatori abituali chiamano gli ospiti occasionali delle cene di via Tommaseo - che possono prenotare un posto e pagare un pasto in più, una cena sospesa, da regalare a chi non ce la fa. Da qualche mese, grazie a questa iniziativa, tanti stanno scoprendo la meraviglia dell’incontro, della vicinanza. E l’ambiente vive di un’aria nuova, non è più ghetto, diventa luogo dove scambiarsi sguardi e parole di vicinanza. Resta riparo per chi ne ha bisogno, ma offre ben più di un pasto per chi non ha necessità. «E ora che lo sistemiamo e lo puliamo, questo posto è anche più bello», sorride suor Albina. La bellezza è contagiosa, anche questa è una verità semplice. —


 

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