Chili di cocaina pura dalla Colombia: presi i boss padovani dello spaccio

Da Brugine a Medellín per trattare con i narcos. Le peripezie dei tre pregiudicati cresciuti ai tempi di Felice Maniero e della mala del Brenta

PADOVA. «Quello che succede è che in Italia ce n ’è bisogno». È sincero Antonio Bastianello, 62 anni compiuti proprio ieri, formalmente barbiere a Brugine, quando parla al telefono con il suo uomo in Colombia e gli fa capire che quello della cocaina è ancora un business d’oro. Lui, con i soci d’affari di una vita, voleva importarne ben 20 chili. Con Bastianello ci sono Antonio Maniero, 63 anni di Sant’Angelo di Piove, soprannominato il toro di Vigorovea e Ferdinando Scremin dello Fabrizio, 58 anni, di Cittadella. Cresciuti nelle zone in cui regnavano Felice Maniero la sua Mala del Brenta, alla soglia dei 60 anni avevano deciso di appoggiarsi alle reti del narcotraffico internazionale della ’ndrangheta. Sono finiti in arresto con un’indagine dei carabinieri del Ros e i loro nomi compaiono accanto ad altri che mettono i brividi come quello degli Strangio o dei clan di Giuseppe Pelle di San Luca.



L’indagine

La droga veniva importata dalla Colombia e dall'Ecuador, attraverso gli scali portuali di Anversa, Rotterdam e Gioia Tauro, oltre che tramite trasporti su gomma, per poi essere destinata alla vendita nel nord Europa, in Canada e poi in Italia, specie in Lombardia e Veneto. In totale sono state arrestate 31 persone (24 in carcere e sette ai domiciliari) ma gli indagati sono complessivamente 58 tra Reggio Calabria, Milano, Bergamo, Bologna e Padova.

L’inchiesta nasce come costola di un’indagine avviata nella primavera del 2010, in prosecuzione di quella che, a più riprese tra il 2010 e il 2015, aveva già portato all’arresto di 58 persone, tra cui Giuseppe Pelle, capo della cosca Pelle-Gambazza. Le attività investigative, in collaborazione con la Polizia Antinarcotici colombiana, la Dea, la polizia olandese, la Gendarmeria francese e la Dcsa, hanno confermato ancora una volta il particolare attivismo delle ’ndrine reggine nel narcotraffico internazionale, anche per la stabile presenza di referenti in Sudamerica. È su questo terreno che si muoveva la triade Bastianello-Maniero-Scremin.

20 chili di cocaina

Il 14 giugno 2012 Bastianello è in Colombia, dove si muove con una certa disinvoltura grazie alla sua compagna Patricia. Tre giorni dopo i due incontrano Jorge Bermudez detto Cuco all’aeroporto di Calì. È Bermudez a mettere in contatto il padovano con i due latitanti Santo Scipione e Domenico Trimboli, accompagnandolo personalmente da questi, a Medellín, il 23 giugno, per trattare l’importazione di 20 chili di cocaina. Le intercettazioni telefoniche dei carabinieri del Ros hanno permesso di ricostruire tutti i contatti successivi, quelli del 12 e del 14 luglio, per esempio, quando Bastianello viene contattato da uno dei suoi soci in Italia, a cui conferma il buon esito degli incontri. Il 17 luglio è a Brugine, da dove organizza l’arrivo dell’emissario Bermudez, che avrebbe trattato con il gruppo italiano le varie opzioni esistenti per acquistare ed importare la droga in Italia.

Le precauzioni

Gente scafata, questa piovese. Gente abituata a vivere con gli sbirri alle calcagna. Quando il 19 settembre 2012 Bastianello e il suo uomo colombiano devono incontrare Maniero e Scremin, l’auto viene bonificata con uno strumento in grado di bruciare qualsiasi congegno per le intercettazioni ambientali. Durante il tragitto da Brugine a Poggio Renatico (dove vive Scremin) vengono effettuate diverse manovre per vanificare eventuali pedinamenti. Maniero utilizzava cabine telefoniche pubbliche per comunicare e dava appuntamenti in luoghi aperti e pubblici. Proprio grazie a queste precauzioni gli stessi investigatori entrano in difficoltà, perdendo buona parte delle informazioni sul narcotraffico. Saranno poi le dichiarazioni di un pentito a incastrare definitivamente i tre, per cui comunque non è stato possibile dimostrare il vincolo con l’associazione di tipo mafioso.

Mercato padovano

La droga era certamente destinata al mercato padovano e della riviera del Brenta, perché questa è l’area in cui hanno sempre fatto affari Maniero e Bastianello. Il primo molto vicino alla banda di Felicetto negli anni ’80, il secondo più un cane sciolto in grado di allearsi a seconda delle esigenze. Per quanto riguarda Scremin, anche lui non è uno nuovo del “mestiere” visto che negli anni ’80 aveva organizzato un traffico di droga con la Spagna insieme al fratello utilizzando i bus turistici del padre. 

 

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