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Ponte di Brenta, nonna Ida  compie 110 anni. Il suo segreto: «Lavoro e famiglia»

Ida Zoccarato insieme al figlio Pietro e alla nipote Liviana (Foto Bianchi)

Tempra eccezionale: fino a 105 anni andava a piedi dalla parrucchiera Ha messo piede in un ospedale la prima volta quando ne aveva 94 

Serena De Salvador

Padova.Centodieci anni e non sentirli. Nel caso di Ida Zoccarato non è un modo di dire, ma un modo di vivere. Due figli, quattro nipoti e due pronipoti, Ida, classe 1909, spegne le candeline venerdì 24 maggio ed è fra i più longevi di Padova, anche se a vederla nessuno indovinerebbe la sua vera età. Il segreto? «Tanto lavoro, poco riposo» è sempre stato il suo motto, insieme alla passione per la buona tavola e al rito di un biscotto inzuppato nel Marsala la mattina. E poi una famiglia strett ...

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Padova.Centodieci anni e non sentirli. Nel caso di Ida Zoccarato non è un modo di dire, ma un modo di vivere. Due figli, quattro nipoti e due pronipoti, Ida, classe 1909, spegne le candeline venerdì 24 maggio ed è fra i più longevi di Padova, anche se a vederla nessuno indovinerebbe la sua vera età. Il segreto? «Tanto lavoro, poco riposo» è sempre stato il suo motto, insieme alla passione per la buona tavola e al rito di un biscotto inzuppato nel Marsala la mattina. E poi una famiglia stretta attorno e una tempra forgiata da una vita che non le ha risparmiato la sofferenza con il volto crudo della guerra, lasciandola vedova giovanissima a crescere Edda e Pietro. Ogni volta che ne parla fa il segno della croce, ma di vittimismo non c’è nemmeno l’ombra in questa nonnina che non rinuncia a una maglia sgargiante e qualche gioiello, lei che il colore del lutto lo ha portato a lungo nel cuore.

Il cibo non si butta

Nata a Perarolo di Vigonza, dal ’64 vive a Ponte di Brenta con il figlio e Daly, la badante che negli ultimi quattro anni si è guadagnata il titolo di “angelo custode”. Ida viene da una famiglia contadina, una vita povera che le ha insegnato il valore delle cose e del lavoro. «Durante le guerre cibo non ce n’era» racconta, ecco perché ancora oggi a tavola non si butta via nulla. Lo sa bene lei, ottima cuoca e forchetta ancora migliore, che nonostante l’età non si lascia sfuggire i suoi piatti preferiti, dal baccalà alla mostarda fino all’immancabile pollo della domenica. Quegli stessi prodotti della terra che nascondeva durante le razzie dei nazifascisti per condividerli con i compaesani, che ancora ricordano il suo cuore grande. Ida che fino a 105 anni andava a piedi a fare la messa in piega nel salone della nipote Viviana, che non mancava un appuntamento alla tombola del patronato, che ha messo piede la prima volta in un ospedale a 94 anni, che ha partorito in casa «solo dopo aver finito i lavori nei campi».

Gioie e dolori

E nella gioia della nascita del secondogenito Pietro nel ’43 la vita non le ha risparmiato un’atroce scoperta: registrando il piccolo all’anagrafe ha saputo che il suo Mario, partito per la guerra nel settembre dell’anno prima e prigioniero a Lipsia, risultava tra i defunti. Lo hanno restituito alla famiglia solo dopo 27 anni e per volontà della moglie riposa a Ponte di Brenta.

Ricoperta d’amore

«Non ho potuto stare con lui in vita, ci starò dopo la morte», ha sempre detto Ida di quel giovanotto tanto amato e di cui è vedova da 75 anni. Non ha mai voluto risposarsi e ha tirato su da sola una famiglia che ora la ricopre d’amore. Ha rinunciato a dare via i suoi bambini, rimboccandosi le maniche nei campi e oggi loro non hanno alcuna intenzione di affidarla a una struttura. Nemmeno un infarto a marzo l’ha fermata e dopo 8 giorni era di nuovo a casa. Oggi esce poco e si aiuta con la sedia a rotelle, ma le basta veder entrare uno dei nipoti per illuminarsi. —