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Stefani: "L'autonomia nel prossimo Consiglio dei ministri"

La ministro delle Regioni: "Io sono pronta. Chi è contrario se ne assumerà la responsabilità". Ma Di Maio: "Testo da riscrivere nei prossimi mesi"

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(ansa)

ROMA. «Io sono pronta. Ho già illustrato a Conte le intese come mi era stato chiesto. L'autonomia è nel contratto di governo per questo il prossimo Consiglio dei Ministri sarà la sede opportuna per dare una risposta alle Regioni e chi è contrario se ne assumerà la responsabilità». Lo sottolinea in una nota il ministro per gli Affari Regionali e l' Autonomia Erika Stefani.

«Il lavoro serio e costruttivo fatto in tutti questi mesi non può essere ridotto a sterile polemica», aggiunge il ministro Stefani. «L' autonomia non è una deriva, ma un'ottima soluzione per avvicinare le scelte ai cittadini garantendo servizi a tutti tagliando finalmente gli sprechi. La richiesta di Autonomia è un diritto delle regioni previsto dalla Costituzione. Si deve smettere di creare allarmismi e di formulare accuse su fatti che non esistono. La coesione nazionale, la struttura finanziaria economica dello Stato, la salvaguardia e il rispetto di tutte le regioni - da Nord a Sud - sono i saldi e inviolabili principi che hanno ispirato il mio lavoro. È assurdo - conclude la titolare degli Affari Regionali e dell' Autonomia - ricordare che tutti questi principi sono in Costituzione e né noi della Lega né i Cinque Stelle possono cambiarli».

ma l'impostazione di Stefani si scontra con quanto dichiarato anche in mattinata da Luigi Di Maio, vicepresidenrte del Consiglio dei ministri e leader del Movimento Cinque Stelle: «L’ autonomia non può creare una scuola o una sanità di serie A e B. Dobbiamo scrivere nei prossimi mesi un provvedimento per l’ autonomia che non attenti all’unità nazionale». 

Per Matteo Salvini però «non ci sarà alcuna revisione del contratto di governo dopo le Europee. Basta che tutti mantengano la parola data. Nel contratto c'è l'autonomia e noi non abbiamo cambiato idea. Se i cinquestelle sì, lo spieghino ai cittadini di Lombardia e Veneto».

 

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