L’obesità è il male moderno: «Uscirne si può, anzi si deve»

Roberto Vettor è direttore del Centro veneto per lo studio e la terapia integrata dell’obesità: «L’alimentazione per eccesso e il cibo spazzatura sono diventati una questione globale»

PADOVA. Lo diceva Feuerbach, quale assunto della sua filosofia: «L’uomo è ciò che mangia». Con un doppio salto mortale, cronologico e scientifico, la massima è stiracchiabile fino a noi: aiuta a inquadrare il rapporto, strettissimo, che esiste tra alimentazione e salute.

Come mangiamo oggi?

«Troppo e male». La sentenza arriva da Roberto Vettor, professore ordinario di Medicina interna al Bo, direttore della Clinica 3 dell’azienda ospedaliera di Padova, oltre che del Centro per lo Studio e la terapia integrata dell’obesità della Regione Veneto.


Epidemia globale.

«L’obesità è diventata un’epidemia a livello globale», spiega Vettor, «nel mondo si stima che ci siano quasi 700 milioni di obesi, 41 milioni sono bambini che hanno meno di cinque anni, 360 milioni hanno un’età compresa tra i 5 e i 19 anni». Numeri impietosi che fotografano il problema. «Se oggi la nutrizione per difetto, chi mangia troppo poco, rappresenta un’emergenza in diminuzione, l’alimentazione per eccesso e il cibo spazzatura, sono diventati una questione globale».

«Punto primo: la nutrizione è indispensabile per la vita; e non può non essere considerata importante per la salute», esordisce Vettor. «L’alimentazione deve essere corretta e adeguata, dal punto di vista quantitativo e qualitativo».

Il controllo della filiera è fondamentale come punto di partenza: chi produce, come produce, gli ingredienti utilizzati, la distribuzione, la conservazione. Una ricetta per lo star bene potrebbe essere il chilometro zero? «Certo, dice il professore, «ma attenzione anche alla vecchia pasta e fagioli dei nostri nonni: se prima si beve un aperitivo e come secondo ci si aggiunge un piatto di carne è veramente troppo».

Come dire che un tempo carboidrati e legumi rappresentavano un piatto unico, tra l’altro destinato a persone che tornavano da una giornata nei campi. Ora la vita è sedentaria, i nutrienti sono fin troppo a disposizione. Il rischio sovralimentazione è dietro l’angolo. Come non ricordare il vecchio studio sui topolini messi a dieta dal primo all’ultimo giorno di vita: «È scientificamente dimostrato che un’alimentazione cronicamente ristretta fa vivere di più e meglio, ovviamente se parametrata alle esigenze del fisico e corretta dal punto di vista nutrizionale», continua il docente del Bo.

Mnagiamo troppo.

Mangiar troppo fa male, fin dall’utero di mamma: «Studi dimostrano che l’obesità materna è la prima causa di malformazioni fetali». E da qui tutto discende: «È incredibile come a fronte di ogni patologia, anche banale, ci si rivolga al medico, invece, di fronte all’obesità, ci si riferisca a qualsiasi altra figura, ma quasi mai uno specialista». È provato che grasso non è bello, tutt’altro: è malsano e foriero di patologie.

«Diabete di tipo 2, aterosclerosi, apnee notturne, alterazioni cardiache. Poi le neoplasie, in particolare all’utero per le donne e all’esofago per uomini e donne. Tutte queste patologie sono causate dall’obesità. E poi il fegato: il cosiddetto fegato grasso, la steatosi epatica, sarà nel prossimo futuro la prima causa di trapianto».

Eppure le persone obese pare preferiscano rivolgersi ai centri estetici piuttosto che al medico di medicina generale di fronte a un problema di grave sovrappeso: «Ci sono i farmaci, le terapie studiate sulle caratteristiche del paziente, la chirurgia per i grandi obesi: per curare questa patologia globale le cure ci sono», sottolinea Roberto Vettor. «Sia chiaro, non esiste un’obesità sana».

Come se ne esce? Prevenzione, cura, cultura. «I fattori che portano all’obesità sono tanti: genetici, ambientali, culturali. In Italia in particolare il gradiente Nord- Sud è molto forte. Basta un giro in un supermercato per comprendere quanto costa cibarsi di pesce e verdure fresche, sempre consigliate, e invece quanto si spende per pasta e carne, magari di bassa qualità.

La questione economica dell’accesso al cibo non è da sottovalutare». La ricetta c’è? E si chiama cultura del cibo, che ha molteplici sfaccettature. Secondo Vettor si può mangiar bene, e con piacere, senza farsi del male: «La filiera corta, di cui tanto si parla, è un buon presupposto, poi privilegiare i piatti con pochi ingredienti, parametrare l’introito calorico con le esigenze del proprio fisico». In poche parole poi, la dieta mediterranea è un ottimo punto da cui partire.

Global warning.

Mangiar sano fa bene alla salute, è lapalissiano. Ma, parola di esperto, fa anche bene all’ambiente: «È recente un nostro studio che mette in relazione il global warming, il riscaldamento globale, con l’obesità».

Un filo rosso lega gli allevamenti intensivi (è nota la massima per cui una mucca inquina più di un Suv sul fronte delle emissioni di anidride carbonica) e l’aumento della temperatura della Terra. Gli effetti del riscaldamento hanno, come è noto, anche conseguenze sull’uomo: «L’obesità è contro l’evoluzione della specie umana», afferma Vettor. Motivo? Basti pensare che succede alla motilità degli spermatozoi quando aumenta di poco la temperatura corporea: diminuisce e di conseguenza cala pure la capacità di fecondare.

Le soluzioni.

A fronte di un quadro a tinte fosche, la soluzione c’è: «Non è semplice», conclude il professore, «l’obesità ha cause multi-fattoriali e va prevenuta fin dalla primissima infanzia. Il sovrappeso si combatte anche con l’esempio dei genitori, mettendo in tavola cose sane, con un corretto stile di vita».—

 

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