L’identità di Padova e la scienza medica, una vera simbiosi

Il Festival della salute globale potrà far maturare una più profonda consapevolezza dei talenti di cui disponiamo e mirare a obiettivi coerenti di sviluppo sociale, culturale, economico

Diremo nomi ovvii per chi della scienza medica è oggi attore. Andreas van Wesel (alias Andrea Vesalio), Gabriele Falloppio, Girolamo Fabrici d’Acquapendente, William Harvey, Giovanni Battista da Monte, Bartolomeo Eustachi, Ulisse Aldrovandi, Prospero Alpini, Giovanni Battista Morgagni, Santorio Santorio. Ma per il pubblico che la medicina la vive da paziente, non sarà disutile considerare che Falloppio ha dato il proprio nome alle tube o che le trombe di Eustachio sono una scoperta dell’omonimo scienziato marchigiano, o ancora che l’inglese Harvey ha per primo descritto lo schema completo della circolazione del sangue.

Parliamo di medici attivi da docenti o da studenti all’università padovana, di figure che hanno fatto la storia e l’hanno potuta interpretare su scala internazionale grazie al regime di libertà garantito alla scienza e alla editoria scientifica dalla Repubblica Serenissima.

E il catalogo sarebbe assai più folto, per raccontare davvero come Padova abbia contribuito in modo determinante alla nascita e allo sviluppo delle discipline mediche moderne. Lo stesso Orto botanico, primo a sorgere in Occidente, va inteso come la fabbrica dei farmaci, a servizio della ricerca e delle cure. Insomma, una storia che alimenta l’eccellenza dell’odierno sistema sanitario padovano e veneto.

Non viene per caso, naturalmente, nemmeno che il Veneto con il Padovano in testa accolgano un numero importante di imprese dedite a farmaceutica e biomedicale, a diagnostica e cure specialistiche: perché le competenze si coniugano alla intraprendenza.

Non viene per caso la proiezione internazionale degli studi e della ricerca medica al presente declinata nell’università di Padova in primis, ma pure all’ateneo di Verona e allo Iov, nei vari istituti di ricerca come Vimm, Fondazione Banca degli occhi di Venezia e Città della Speranza, nei principali poli ospedalieri.

Non per caso da Padova si irradia l’attività del Cuamm, dove il tratto della solidarietà è coniugato alle competenze scientifiche. Ebbene, da questo patrimonio e da questa peculiare identità di Padova è sorta tra Comune e Università l’idea del Festival della salute globale. Festival di cui Laterza editore è segreteria scientifica e organizzativa, e di cui il nostro giornale - con il Gruppo Gedi cui appartiene - è fin dal primo abbozzo tra i promotori.

Perché siamo persuasi che questo Festival possa contribuire a far maturare in Padova e sul piano regionale una più profonda consapevolezza dei talenti di cui disponiamo e conseguentemente mirare a obiettivi coerenti di sviluppo sociale, culturale, economico. Anche convintamente perseguendo la realizzazione del nuovo ospedale.

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