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«Studiare dà libertà», a Padova l’università in carcere del serial killer Donato Bilancia

Frequenta progettazione del turismo, sconta 13 ergastoli «Mi aiuta nel percorso di revisione e a trovare relazioni»

di Alberta Pierobon
1 minuto di lettura

PADOVA. Inaugurazione dell’anno accademico del Bo nella casa di pena Due Palazzi, in pompa magna: l’università in carcere conta 44 studenti di varie facoltà, 19 dei quali, appena iscritti, ieri hanno ricevuto il badge. Studenti speciali, studenti giovani e vecchi che spesso in carcere hanno frequentato le superiori e che continuano a studiare. Per trovare un perché alla loro vita, al loro tempo, al loro futuro. Quelli che ce l’avranno. Non ce l’avrà, quantomeno fuori dalle sbarre, Donato Bilancia, 67 anni, sulle spalle una condanna a 13 ergastoli per 17 omicidi. Diciassette. È uno degli studenti “interni” al Due Palazzi, facoltà di progettazione e gestione del turismo, otto esami già fatti.

«Mi offre la possibilità di una grande solennità e mi aiuta nel percorso di revisione. E mi offre momenti di condivisione», racconta Bilancia nell’auditorium stracolmo di detenuti, volontari e docenti del Bo. «Studiare è di sicuro più interessante che starsene chiuso in cella con gli occhi al soffitto».

Ma adesso, dopo 20 anni di carcere, chi è Donato Bilancia? «Ho scritto una lettera parlando di me quando è morta Bianca Maria Vianello, una volontaria che mi ha seguito per 16 anni in carcere» e qui la voce prima si incrina e poi si spegne, gli occhi si riempiono di lacrime. Silenzio.

Poi riprende: «Si è presa cura di me, mi ha accompagnato in un percorso. Mi ha iscritto lei al Gramsci Einaudi in carcere e io ho studiato, mi sono diplomato. Poi mi ha spinto a iscrivermi all’università. Per me è importante trovare la condivisione, trovare relazioni fuori dall’isolamento. E questo avviene sia con i compagni che con i tutor e i professori, persone speciali quelle che lavorano in carcere, pazienti e tolleranti».

Accanto a lui c’è Alfredo, 53 anni, da tre anni iscritto al Dams: «prima ero progettista, voglio assolutamente finire e dedicarmi all’animazione». Ha la media del 29, ultimo esame di storia dell’arte contemporanea 30 e lode. «Studiare mi dà tanta libertà, scopro che ci può essere una vita migliore anche qui dentro, invece che passare le giornate a perderlo, il tempo».

E c’è Andrea, 48 anni, che studia da consulente del lavoro: «Ho fatto ragioneria e la facoltà spero proprio di finirla fuori da qui. Ho grandi progetti, occuparmi di arte, organizzare eventi, cosa che facevo anche prima, vorrei sviluppare il concetto di riciclaggio nell’arte: alla fine anche noi siamo oggetti da riciclare anche se c’è chi vorrebbe buttarci nel cesso». 
 

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