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Beffati dalle banche, rimborsi a rischio: Consumatori attivi in pressing su Roma

In tanti firmano il “Manifesto a tutela del risparmio tradito”. Ma la Lega diserta l’incontro e il M5s prende tempo

Michela Zanutto
2 minuti di lettura

UDINE. Beffati dalle banche, l’associazione Consumatori attivi chiama a raccolta la politica. E lo fa presentando il “Manifesto per la tutela del risparmio tradito”, un documento che in otto punti tenta di riportare l’ordine in una materia diventata fin troppo macchinosa e che sta mettendo a rischio i rimborsi.

Sono stati spediti 81 inviti, ma hanno risposto presente in sette. Assenti la giunta Fedriga e la Lega. Ma il presidente della Regione, l’assessore alle Finanze, Barbara Zilli, e quello alle Attività produttive, Sergio Bini, hanno assicurato che la prossima settimana sottoscriveranno il documento.

IL CRAC DELLA BANCA POPOLARE DI VICENZA

 

L’unico che invece ieri non ha voluto firmare è stato il consigliere M5s, Cristian Sergo. In sala Kugy sono intervenuti anche alcuni risparmiatori: 16 mila quelli coinvolti nel crac delle due ex Popolari venete in Fvg (12 mila 500 di BpVi e 3 mila 500 di Veneto Banca) che hanno lasciato sul tavolo qualcosa come 1,3 miliardi di euro solo nella nostra regione. Oggi la maggioranza ha più di 65 anni e, soprattutto, non ha più pazienza.

Il decreto attuativo del Fondo di indennizzo dei risparmiatori (Fir) sarebbe dovuto arrivare entro la fine di gennaio. Ma a tutt’oggi non si è visto nulla. Al punto che la presidente di Consumatori attivi, Barbara Puschiasis, ieri ha detto che «è appeso a un filo.

Ci aspettiamo da un giorno all’altro di poter vedere andare in fumo anni di lavoro». Questo perché con la legge di Bilancio è stato approvato il Fir con un colpo di mano che ha riscritto di fatto l’intero articolo, il 38, cassando il testo concertato con la Cabina di regia uscito dal Mef. E oggi quel testo non piace a nessuno, nemmeno al ministro del Tesoro, Giuseppe Tria.



Ma la bozza di decreto attuativo fa persino peggio: si parla di un indennizzo massimo al 30%, vengono inclusi anche gli speculatori e ci sono profili che si scontrano con le leggi europee. E ora, secondo Consumatori attivi, c’è bisogno anche di una voce forte che si alzi dal Fvg, «perché fino a oggi da questa regione c’è stato il silenzio assoluto», ha assicurato Puschiasis.

Nel Manifesto i risparmiatori chiedono alla politica di farsi portavoce a Roma di una serie di impegni più volte ribaditi in questi mesi: il 30% deve essere un acconto, la costituzione di un Osservatorio regionale sul risparmio e sul credito e un pressing al Mef per costituire un tavolo per definire quali sono le posizioni che devono essere compensate, per citarne alcuni.

Gli ex presidenti Debora Serracchini e Renzo Tondo, la prima dispiaciuta per i ritardi degli indennizzi, il secondo promotore di una interlocuzione positiva con la maggioranza, si sono detti subito favorevoli. Così Walter Rizzetto («L’articolo 38 è sbagliato») e Roberto Novelli («Vogliamo il supporto dei tecnici»). Hanno fatto quadrato anche Massimo Morettuzzo e Simona Liguori.
 

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