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«Ho visto una persona in acqua, il cuore mi ha detto di buttarmi»

Parla il giovane senegalese arrivato a Bagnoli nel 2016. Ora è impiegato come magazziniere in un’azienda di Limena

Alice Ferretti
3 minuti di lettura

PADOVA. Ha rischiato la sua vita per salvare quella di un’altra persona. Non un parente o un amico, ma uno sconosciuto, un uomo che non aveva neppure mai visto. Eppure l’ha fatto. Ousmane Cissokho, 21 anni, senegalese, senza pensarci due volte si è gettato nelle acque gelide del Brenta e ha riportato a riva un 68enne che aveva deciso di togliersi la vita buttandosi nel fiume. È stata una giornata lunga, faticosa, e anche molto rischiosa, quella di ieri per il giovane senegalese. Dopo il suo gesto eroico, è tornato nella sua casa di via Fornace, a Torre di Mortise, solo qualche minuto, prima di riprendere la bicicletta e pedalare verso Limena, dove lavora in un’azienda come magazziniere da ormai un anno. Ha lavorato per tutta la giornata interrotto però dalle tante telefonate di quanti volevano parlare con lui, sapere i dettagli di quello che era successo, complimentarsi per il gesto coraggioso. Solo alle 18.30 Ousmane è riuscito a tornare nell’appartamento che condivide con altri tre ragazzi senegalesi e un ragazzo del Mali. Una casa umile, ma calda e con tutto il necessario per vivere, al primo piano di uno stabile che si trova proprio a due passi dal fiume Brenta.

Mustapha, 38 anni, senegalese, sta già cucinando il riso con il pollo per la cena. Sul tavolo in centro alla sala c’è già la tovaglia. Sorride all’amico Ousmane. La voce ormai si è diffusa, tutti sanno quello che è stato in grado di fare quest’uomo di 21 anni, che anche solo per un giorno, è diventato un piccolo eroe.

Cos’è successo ieri mattina Ousmane?

«Erano le 8 e stavo andando al lavoro, come ogni giorno, quando ho visto un gruppo di persone ferme sul ponte, che guardavano verso l’acqua. Una ragazza chiedeva aiuto e così mi sono avvicinato. Quando ho visto che in acqua c’era una persona ho deciso di buttarmi. Me l’ha detto il cuore» .

E poi?

«Mi sono tolto tutto, le scarpe, i jeans, la giacca, la felpa e la maglietta, sono rimasto in mutande e mi sono tuffato. Ho raggiunto in mezzo al fiume l’uomo, l’ho afferrato per una mano e gli ho alzato la testa dall’acqua. Poi l’ho preso per la vita e ho sentito che il cuore batteva ancora. Siamo arrivati a riva e un carabiniere ci ha aiutato a risalire».

Non hai avuto paura?

«No, solo tanto freddo. Mi è venuto istintivo buttarmi per cercare di salvare questa persona. E poi ho confidenza con l’acqua da quand’ero piccolo. Sono cresciuto vicino al mare e in Senegal lavoravo come pescatore».

Una volta uscito dall’acqua sei andato in ospedale?

«No, i carabinieri mi hanno chiesto se volessi andare al pronto soccorso, ma non c’era bisogno. Era più importante che pensassero all’uomo che si era buttato nel fiume. A me hanno fatto sedere in macchina e mi hanno dato una coperta. È stato sufficiente».

Ti sei cambiato e sei andato al lavoro?

«Sì, per me è stato un gesto normale. Poi mi hanno chiamato in tanti, sono stato contento ma non avrei mai fatto nulla di diverso».

Da quanto vivi a Padova? «Sono arrivato a Bagnoli il 28 gennaio del 2016, dopo due settimane passate in Sicilia».

Come si stava a Bagnoli?

«Ci sono rimasto 7 mesi, poi sono stato spostato a San Pietro in Gu. Quei 7 mesi però ero sempre all’ospedale durante il giorno, dormivo solo di notte a Bagnoli. Mi stavano curando perché avevo delle infezioni».

Come sei arrivato in Sicilia?

«Sono arrivato il 15 gennaio del 2016 con un barcone dalla Libia. Ho provato a partire tre volte, ma c’era sempre il mare mosso e la polizia ci fermava, finalmente la terza volta siamo riusciti a partire».

La tua famiglia è in Senegal?

«Sì, ci sono mia mamma, mio papà e mio fratello. L’ultima volta che li ho visti era il 2013, quando sono partito da casa. Sono stato in Mali, in Burkina, in Benin, in Nigeria, in Camerun, ancora in Nigeria, in Niger e in Libia prima di arrivare in Italia».

Sei in contatto con i tuoi genitori e tuo fratello?

«Sì, li ho sentiti anche ieri. Mi mancano moltissimo. Gli mando spesso dei soldi in modo che possano vivere meglio, ma mi piacerebbe rivederli».

Stai pensando di tornare in Senegal?

«Farei una vacanza in Senegal, ma per ora non posso. Ho tutti i documenti ma mi manca il passaporto che credo potrò fare più avanti».

A Padova ti trovi bene?

«Moltissimo. Mi piace la mia casa e il mio lavoro. Qua sto bene. Adesso abito da 4 mesi a Torre, prima ero a Montegrotto. Mi piace Padova» . —
 

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