Treno diretto per Roma cancellato, gli imprenditori alzano la voce

Cresce la protesta, Potti (Servizi innovativi Confindustria): «Penalizzate tutte le categorie, scelta incomprensibile»

PADOVA. «Adesso ci alziamo alle quattro, non c’è alternativa. Perché altrimenti saltiamo le riunioni. Ma non è solo un problema di scomodità, è che Padova perde un altro pezzo di centralità». Gianni Potti, imprenditore, presidente del Comitato nazionale di coordinamento territoriale di Confindustria servizi innovativi e tecnologici, è uno di quelli che potevi trovare spesso a bordo del Frecciarossa delle 6,32. Il treno veloce che in due ore e 58 minuti ti portava da Padova a Roma Termini, senza fermate né a Firenze né a Bologna. Il treno che dal 10 dicembre non c’è più. Cancellato.



Ci hanno rimesso tutti

«Abbiamo perso competitività», attacca Potti, andando dritto al punto. «Se devo giudicare dal punto di vista strettamente imprenditoriale, è una scelta che non capisco. Quel treno viaggiava sempre pieno. C’era un sacco di gente che ne approfittava. Arrivare a Roma in così poco tempo e a quell’ora, era una comodità per tanti, mica solo imprenditori». Potti quel treno lo prendeva soprattutto per le riunioni di Confindustria, che sono quasi sempre alle 10. Partendo alle sei e mezza, si arrivava a Roma per le nove e mezza. Oggi le alternative non sono altrettanto comode: c’è il treno delle 6.53 che arriva alle 10.10, facendo le due fermate principali («Ma si arriva a Termini fuori tempo massimo», precisa Potti), oppure c’è il treno delle 5.53, che condanna i viaggiatori alla levataccia. In piedi alle quattro, per essere in stazione in tempo utile.

Allora perché?
Se era così comodo, perché toglierlo? Gianni Potti non crede alla tesi “complottista”, ossia al fatto che Trenitalia abbia voluto fare un favore all’Alitalia, smettendo di fare concorrenza ai voli Venezia-Roma. «Più probabilmente c’è davvero un problema di congestione delle linee, come ha spiegato l’azienda», sostiene l’imprenditore. «Oppure non c’erano abbastanza treni. A me interessa soprattutto riflettere sulle conseguenze. Padova, con quel treno, era una sorta di hub per i collegamenti con la capitale. Qui, al mattino, venivano da mezza regione per prendere la Freccia. Oggi quel ruolo non ce l’abbiamo più. Avevamo un piccolo lusso, l’abbiamo perso, ma ora non è facile rinunciarci».

Cosa fare adesso

Immaginare una sollevazione popolare forse era troppo. Ma Potti fa capire che la soppressione della Freccia veloce è vissuta con disagio dalla sua categoria. «L’altra sera a una cena con altri industriali, tra cui il presidente regionale Zoppas, c’era anche Franco Miller, che è il nostro massimo esperto di trasporti. Bene, lui cercava di quantificare quanto perdiamo per ogni chilometro di spostamenti mancati sul treno. E in tanti ci siamo detti pronti a raccogliere le firme per questa causa. C’è un problema di competitività, c’è un problema di ricadute negative sul turismo, ci sono tante categorie professionali che usavano quel treno per andare nei ministeri. Dovremmo far pressione su Trenitalia perché riveda questa scelta».

Veloci e moderni

I treni che Padova - e il Nordest - chiede non sono quelli che girano oggi. «L’Alta velocità è cruciale per noi», insiste Potti. «Certo, siamo attenti alla sostenibilità ambientale, ma le due cose sono compatibili, all’estero ce lo insegnano. Oggi non essere nel Corridoio 5 ad alta velocità pesa negativamente sul Pil e sull’occupazione. E poi, certo, se dobbiamo sognare, allora immaginiamo di avere treni veloci e anche moderni, con connessioni internet efficienti e a bordo dei quali si riesce a fare una telefonata anche quando si passa in galleria». —


 

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