Uccide la moglie malata, poi si spara con la pistola

Omicidio-suicidio in Trentino, i due anziani coniugi erano veneziani, la figlia vive a Padova. Hanno lasciato uno scritto: lo abbiamo scelto insieme

FAI DELLA PAGANELLA. Piegati dall’età e dalla malattia di lei, hanno deciso di porre fine alla loro sofferenza, lasciando un biglietto che lascia intendere l’ultima loro scelta. Li hanno ritrovati quasi abbracciati, ai piedi del divano di casa: lui 85 anni, lei 87. Sergio Cini prima ha sparato alla moglie Luisa Zardo, poi si è tolto la vita, con la stessa pistola. Una decisione ultimativa, lungamente meditata e discussa con la compagna di una vita. Una tragedia della disperazione, quella scoperta ieri mattina a Fai della Paganella, in provincia di Trento. .

COME A BOLOGNA

Una tragedia-fotocopia di quella scoperta ieri pomeriggio a Bologna: un uomo di 80anni ha ucciso con un colpo di fucile la moglie di 74, prima di togliersi la vita. Lei era malata di Alzheimer, la terribile forma di demenza che strappa i ricordi e gli affetti.

Sergio e Luisa erano veneziani, ma si erano trasferiti a Bolzano cinquant'anni fa. Poi, con la pensione, si erano stabiliti nel piccolo paese trentino dove vivevano dal 1995 al primo piano di un condominio, al civico 14 di via Cortalta. Avevano scelto Fai e una casa con vista sulle montagne, dopo avervi trascorso molte vacanze. Luisa era tornata a casa da pochi giorni, dalla casa di riposo San Giovanni Mezzolombardo dove era stata ricoverata per un mese. Era malata da tempo, aveva problemi di deambulazione. In passato era stata anche operata di tumore. Il marito Sergio, prima di andare in pensione, era stato assicuratore delle Generali a Bolzano.

SEMPRE ACCANTO

Un ultimo gesto che chiude un’esistenza trascorsa l’uno accanto all’altra. Dal giorno del loro matrimonio: il 16 agosto di cinquant’anni fa. Abbracciati. Senza vita. Così hanno deciso di farla finita: secondo le prime ricostruzioni è stato l’uomo a sparare, con un revolver di piccolo calibro. Prima alla moglie, poi rivolgendo l’arma contro se stesso. A insospettirsi per primo è stato un vicino di casa, Gigi Weber, che nella tarda serata di martedì aveva notato le luci del salotto accese e le imposte aperte. La coppia aveva deciso di far conoscere subito il suo gesto estremo. Prima di sparare per due volte, l’uomo aveva chiamato il falegname del paese, Giuliano Romeri, che per la coppia era come un figlio. Gli aveva chiesto la cortesia di andarli a trovare l’indomani, prima di andare al lavoro. Così lui aveva fatto, alle 8.10 di ieri mattina. Al suo arrivo la tragica scoperta: i corpi esamini dei due coniugi, scorti dalla finestra del soggiorno. Indossavano ancora il pigiama. L’uomo era inginocchiato ai piedi della sua donna.

L’ULTIMA LETTERA

Nella lettera, scritta a mano e indirizzata ad amici e parenti, il saluto della coppia di anziani. Un omicidio-suicidio figlio della disperazione e della solitudine. Della paura, forse, di gravare eccessivamente sull’unica figlia, Sonia. Lei ora vive a Padova, ma i genitori non la vedevano da tre anni. Forse la paura di non poter più fare quelle lunghe passeggiate, mano nella mano, tra i sentieri del paese che avevano scelto.

Sergio e Luisa hanno deciso insieme di farla finita, trovando insopportabile una vita da condurre ancora in quelle condizioni. Sul posto sono arrivati il magistrato di turno, Davide Ognibene, la scientifica del nucleo investigativo dei carabinieri di Trento, i carabinieri del nucleo operativo della compagnia di Cles e il medico di Fai della Paganella, Mohamed Hanife. Per il momento non è stata disposta l’autopsia, ma solo l’esame scientifico sulle mani dell’uomo, per verificare che sia stato lui a sparare i due colpi.

Nonostante la dinamica sia abbastanza chiara, la Procura ha aperto un’inchiesta per omicidio volontario. I coniugi erano conosciuti in paese: persone educate, gentili, ben volute. Scossi dalla malattia, che era entrata prepotentemente nella loro casa alcuni anni fa. Sergio si era sempre preso cura della sua Luisa, andandola a trovare tutti i giorni nella casa di riposo. Poi, il 2 gennaio, il ritorno a casa. E la tragica decisione di farla finita. Insieme. —

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