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In fila per la Storia: al Verdi Barbero racconta Napoleone 

Aperto il ciclo di Lezioni promosso da Laterza con il nostro giornale. Pubblico in coda, alla fine applausi e selfie con il professore 

PADOVA. Qualcuno ce lo aveva raccontato, Napoleone, e di sicuro ci avevamo speso tutti, chi più chi meno, le nostre ore sui libri a studiarlo. Ma per “capire” – la storia è fatta di date, di incroci, di contesti e di battaglie, ma è fatta prima di tutto dagli uomini – una lezione come quella che il professor Alessandro Barbero ha tenuto al Teatro Verdi di Padova è un’occasione veramente speciale.

Rigore storico, fascino della parola, garbo e una certa misurata leggerezza nel fare dono del sapere: un effetto da realtà virtuale senza visori, cosicché sembrava a un certo punto che Napoleone fosse lì davanti, non piccolo come ce lo avevano descritto, maniaco del controllo, invece, perfezionista, e con quel piglio molto francese che gli faceva rispondere, a chi gli chiedeva come progettasse le sue battaglie: «si va, poi si vede».



Per ascoltare il professor Barbero e il suo racconto su “Napoleone tra libertà e tirannide”, il pubblico si è messo in fila con più di un’ora di anticipo; i 700 posti del Verdi non sono bastati ad accogliere tutti e l’attesa è stata costellata per il professore da saluti, ringraziamenti, foto, perfino una sorridente proposta di matrimonio.

Effetto di una grande capacità divulgativa e solida conoscenza; effetto anche della popolarità televisiva. Effetto delle Lezioni di Storia, quella formula inventata da Editori Laterza più di dieci anni fa, e promossa a Padova con il nostro giornale per un ciclo di sei appuntamenti sul tema “I volti del potere”.

Il Comune ha scelto di aprire gratuitamente il Verdi per questo ciclo, un regalo alla città; lo ha ricordato, aprendo le “Lezioni”, il sindaco Sergio Giordani.

Un successo clamoroso, una risposta preziosa all’impegno degli Editori, ricordato da Lodovico Steidl per Laterza, a creare comunità intorno alla cultura. Un modo per leggere la storia, nelle parole di Paolo Possamai, direttore del nostro giornale, che lega e collega realtà che solo apparentemente sembrano lontane.

Dopo i saluti, la scena è tutta per il professor Barbero e il Napoleone illuminato alle sue spalle. È una prima assoluta: in teatro, Napoleone non lo aveva ancora mai portato. E qualcuno, appreso che sarebbe venuto a parlarne a Padova, nei giorni scorsi gli aveva mandato una mail, a nome di un gruppo di amici poco inclini a dimenticare i saccheggi, le distruzioni, il Bucintoro. «Vedete quanto è difficile mettere ordine nei diversi aspetti della storia» chiosa il professore «e nelle sue contraddizioni».

Nel teatro gremito fino al loggione sembra quasi che il pubblico – uomini e donne, coppie, ragazzi, studenti – trattenga il fiato. Di fronte a un signore elegante, in abito grigio, solo sul palco, senza effetti speciali se si esclude il più speciale degli effetti, quello della cultura. Alla fine, Barbero lascia il tempo per un incontro con il pubblico nell’atrio del teatro: i ragazzi si fanno i selfie, c’è chi chiede una dedica su un libro, chi una stretta di mano. Storie così, storie di Storia. —


 

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