Il blitz scatta all’alba perquisito il Centro Pedro Seconda volta in 31 anni

Azione decisa dalla Procura dopo l’arresto di due militanti Gli antagonisti: «Ennesimo atto di criminalizzazione»

Per la seconda volta in 31 anni è stato perquisito il centro sociale Pedro di via Ticino. I poliziotti si sono presentati davanti ai cancelli alle 6. 30 del mattino, hanno contattato i responsabili e si sono fatti aprire per perlustrare l’area con i cani antidroga. È la conseguenza degli arresti che riguarda due militanti del centro sociale: Alessandro Giaretta, 25 anni, e Marco Compagnin, 35 anni.

gli arresti


È il 10 aprile scorso e gli investigatori della Squadra mobile già da mesi tengono d’occhio l’ingresso dell’abitazione di via Mentana 7 grazie alla telecamera installata poco distante. Vedono entrare i due giovani. Escono poco dopo con alcuni pacchi. Salgono in auto e si dirigono verso l’Arcella. Gli agenti in borghese li fermano in via Bernina. Documenti. Compagnin e Giaretta sono militanti del Pedro. In macchina viaggiano con più di un chilo di marijuana. Droga che hanno acquistato da Lovato.

il segreto

Polizia e Procura decidono per la linea del silenzio. Non vogliono mettere a rischio l’indagine e quindi i due arresti non vengono resi noti. Anzi, vengono tenuti sotto stretto riserbo. Nell’ordinanza firmata dal pm Benedetto Roberto viene apposta però una postilla che riguarda il centro sociale Pedro. Nel giorno conclusivo sarà uno dei luoghi da perquisire.

il bar alexander

Entra incidentalmente nell’inchiesta anche il bar Alexander di via San Francesco, da tempo uno dei punti di ritrovo prediletti per giovani che aderiscono ai movimenti antagonisti, come Pedro o ex Gramigna. C’entra non per l’attività di spaccio al suo interno che mai è stata provata dalla polizia in questa indagine, ma per il suo titolare che era di fatto il boss dell’organizzazione che importava e rivendeva la droga. Nel 2015 il locale venne colpito da un’ordinanza del sindaco Massimo Bitonci che imponeva la chiusura alle 22, poi spostata a mezzanotte dopo la vittoria al Tar del gestore.

la reazione del pedro

Il comunicato del centro sociale arriva a tarda sera: «La perquizione del Pedro? Un buco nell’acqua. Il pretesto dell’operazione “bitcoin” per perquisire il centro sociale si è rivelata una bufala e si inserisce in un quadro generale di criminalizzazione delle esperienze sociali di questa città. Non è stato trovato nulla. Ovviamente se fossero venuti un sabato sera forse qualcosa avrebbero trovato. Stigmatizziamo pubblicamente l’ennesimo tentativo di criminalizzare il Pedro e le sue pratiche antiproibizioniste e antifasciste».

E. FER.

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