I segreti della “sonologia” raccontati ai nostri lettori

Ieri la doppia visita guidata al Centro universitario sul Lungargine Piovego Qui si attua il restauro degli archivi musicali con tecnologie d’avanguardia 

Un mix di scienza e discipline umanistiche. Questo è il CSC - Centro di Sonologia Computazionale del Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione (DEI) dell’Università di Padova, che ieri ha aperto le porte alla nostra community. Avanguardia della computer music anni ’70, il CSC ha collaborato con compositori del calibro di Carlo De Pirro, Adriano Guarnieri, Luigi Nono, Nicola Sani, Marco Stroppa.

Oggi è attivo in quattro settori di ricerca: produzione di nuove opere di musica elettroacustica, tutela e valorizzazione di beni culturali musicali, progettazione di tecnologie per l’inclusione di persone con disabilità, interazione persona-macchina attraverso il suono.


Li abbiamo passati in rassegna tutti, contagiati dall’entusiasmo di Sergio Canazza, responsabile scientifico del Centro e dei suoi ricercatori.

In questo luogo, che ha del magico (ma è tutta scienza!), si ascolta, si suona, si impara, si ripara e lo si fa con competenza, per amor di ricerca e scopi nobili: aiutare persone con deficit fisici, sondare la creatività umana con sistemi artificiali, ridar vita a strumenti musicali antichi (il flauto di Pan al Liviano è rinato qui), restaurare archivi sonori di inestimabile valore. Come l’“Archivio Nono” che ha festeggiato i suoi 25 anni con una mostra inaugurata ieri a Venezia, mentre noi eravamo qui.

Segno del destino? Forse, come la fortunata coincidenza che diede vita al Centro. Wolfango Dalla Vecchia, direttore del conservatorio Pollini, aveva dato l’ok per una cattedra di musica elettronica. Fu affidata a Teresa Rampazzi, pioniera della computer music in Italia che con Giovanni Battista Debiasi, docente di elettronica all’Istituto di Elettrotecnica di Padova (oggi il DEI) e due allievi, Alvise Vidolin e Giovanni De Poli, nel 1965 fondò il gruppo Nuove Proposte Sonore che portò nel ’79 alla nascita del CSC.

Un piccolo museo - che museo non è perché la legge non prevede la tutela di beni del patrimonio musicale - testimonia l’importanza di questo luogo che conserva pezzi introvabili. Come il computer PDP11 con processore 4i che ne aumentava la potenza di calcolo, con cui Vidolin eseguì, in presa diretta, una delle opere più importanti di Nono, il Prometeo.

Il CSC è uno dei massimi esperti mondiali nella tutela e valorizzazione dei beni musicali. “Il restauro degli archivi sonori si fa con metodo scientifico” spiega Canazza, “e interfacce web e mobile, realizzate da noi in open source solo per specialisti, restituiscono l’esperienza originale nell’uso dei documenti sonori”. Un flipper anni ’80 e un pianoforte a sensori ci svelano il mondo dell’interazione uomo-macchina, degli studi sull’espressività del suono, dell’interpretazione musicale. “Anche tu pianista con 500 lire” di De Pirro - cui saranno dedicate due giornate di studio per i dieci anni dalla scomparsa (22-23 ottobre) - permettere al giocatore di suonare un flipper coinvolgendolo in un’esperienza di composizione musicale.

Dalla sezione “tecnologie per l’inclusione” giunge un “yeah! Sei stato bravissimo”. A dirlo è un sistema interattivo che stimola la visione residua di bimbi ipovedenti potenziandone, ad esempio, la capacità di classificare forme e colori.





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