Affetta da quattro malattie rare, diventa mamma: "Ecco Tommaso, il mio miracolo"

Padova, la storia di Caterina Simonsen, trentenne costretta a terapie quotidiane. In un blog racconta la sua nuova esperienza di madre

PADOVA.
La vita, oltre le difficoltà. È tutto scritto nei grandi occhi azzurri del piccolo Tommaso, venuto alla luce il 28 marzo. «Il nostro miracolino, nato di 1,4 chili» lo descrive così Caterina Simonsen, la 30enne padovana affetta da quattro malattie rare che la costringono ad assumere quotidianamente un mix di medicine salvavita. Prima di diventare mamma, Caterina ha dovuto affrontare un percorso molto doloroso. A causa del suo delicato stato di salute, non è riuscita a portare avanti due gravidanze. Traumi che l’hanno segnata, ma che ha superato con coraggio accanto al fidanzato Domenico e con il sostegno dei medici dell’Azienda ospedaliera. Per raccontare la sua esperienza, Caterina ha aperto un blog sul web “Breathe mamma, breathe! ”.



Caterina, come è iniziato tutto?

«Nel 2015 ho avuto un blocco renale e quindi sono stata costretta a sospendere tutte le terapie. Compreso un farmaco che agiva sull’ipofisi, non facendomi ovulare. Dopo tre settimane ho scoperto di essere incinta, erano gemelli. In quel momento purtroppo non stavo bene: avevo il 15% di capacità polmonare, ero in sedia a rotelle, sempre attaccata alla ventilazione. I medici mi hanno confermato che non c’era nulla da fare. Facendo il raschiamento è entrato un agente infettivo nel sangue e ho avuto un’epatite e una colecistite batterica con sepsi. Verso la fine del 2016 la capacità polmonare era del 30% e ho scoperto di essere incinta la seconda volta. La gravidanza poteva essere portata avanti fino a 26 settimane, il bambino sarebbe nato di mezzo chilo e con alta probabilità di soffrire di gravi problemi. Sono andata anche dalla psicologa, Domenico aveva paura di fare il padre single. All’11esima settimana infatti i valori si sono scombussolati, i miei polmoni non passavano abbastanza ossigeno al feto. Così ho dovuto interrompere la gravidanza. Ho avuto un’emorragia, sono state necessarie otto trasfusioni di sangue».

Come hai reagito?

«A quel punto ho chiesto l’incisione delle tube, non volevo accadesse mai più. Non posso prendere la pillola perché mi dà trombosi e non possono nemmeno utilizzare la spirale».

E poi cosa è cambiato?

«Il dottor Vianello – il direttore della Fisiopatologia respiratoria – che mi segue, mi ha detto: ma se tu potessi avere un figlio, lo vorresti? Così ho ricominciato a crederci. La mia malattia è degenerativa, quindi ci siamo dati un tempo e abbiamo usato tutte le cartucce per potenziare i polmoni al massimo. Dovevo arrivare a una capacità polmonare del 50% e rimanere incinta entro la primavera del 2018. Nel 2017 mi hanno approvato una terapia innovativa, molto costosa, mirata a compensare il danno polmonare. A luglio 2017, dopo sei mesi di potenziamento, sono riuscita ad arrivare al 48% di capacità polmonare. Tra il farmaco, la fisioterapia, gli aerosol, passavo tutto il giorno a curarmi. Quell’estate l’ho vissuta a pieno perché ero senza bombola di ossigeno a riposo, per un po’ ho spento i problemi di salute e ho condotto una vita spensierata. Sono andata in Sicilia con la mia famiglia, uscivamo tutti i giorni. Appena tornata dalle vacanze ho scoperto di essere incinta».

Com’è andata la gravidanza?

«I medici contavano di portar avanti la gravidanza fino a 32 settimane. Durante la gravidanza tutti gli esami sono sempre andati bene. Tommaso è nato con parto cesareo alla 32esima settimana».

È nato prematuro…

«Tommaso è stato ricoverato in Terapia intensiva neonatale sei settimane. Il livello di umanità in quel reparto è altissimo: il professor Baraldi, i medici, la caposala e tutti gli infermieri entrano a far parte della tua famiglia. Quando Tommaso è passato dall’incubatrice alla culla aperta, si è abituato a stare in braccio. E quando si svegliava la notte, l’infermiera di turno lo cullava fino a quando non si addormentava. Sono loro a dare quella carezza in più e quel contatto di cui i nostri piccoli hanno così tanto bisogno quando non ci possiamo essere noi, dovremmo essere tutti grati. Settembre è il mese sulla sensibilizzazione delle Terapie intensive neonatali, aiutiamo le associazioni a loro sostegno». —


Caterina nel 2014 è stata criticata sui social per la sua posizione a favore della sperimentazione sugli animali. Vi riproponiamo il video della sua risposta.

Giovane malata insultata su Fb: la risposta video di Caterina

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