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Vendette dose letale di cocaina a ristoratore, arrestato

Dopo un anno i carabinieri svelano il retroscena del decesso di Andrea Polato. Intossicazione acuta per una dose tagliata male: arrestato il pusher trentenne

MONSELICE. A un anno di distanza si scopre che quello di Andrea Polato, 44 anni, ristoratore di Monselice, non era stato un semplice infarto. L’autopsia e le indagini successive della procura di Padova e dei carabinieri hanno dimostrato che il titolare del ristorante La Parentesi è morto per una “intossicazione acuta da cocaina”. La dose mortale gliel’aveva venduta Ahmed Ait El Fakira, 32 anni, marocchino residente a Pernumia, che ora viene arrestato con due accuse gravissime: spaccio e “mor ...

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MONSELICE. A un anno di distanza si scopre che quello di Andrea Polato, 44 anni, ristoratore di Monselice, non era stato un semplice infarto. L’autopsia e le indagini successive della procura di Padova e dei carabinieri hanno dimostrato che il titolare del ristorante La Parentesi è morto per una “intossicazione acuta da cocaina”. La dose mortale gliel’aveva venduta Ahmed Ait El Fakira, 32 anni, marocchino residente a Pernumia, che ora viene arrestato con due accuse gravissime: spaccio e “morte come conseguenza di altro delitto”.

Trovato esanime . Andrea Polato, molto conosciuto a Monselice proprio per via della sua attività, viene trovato senza vita la mattina del 24 giugno 2017, seduto sul divano di casa, con il telecomando ancora in mano e la televisione accesa. Infarto, ha sentenziato il medico legale intervenuto sul posto. Sono stati gli accertamenti successivi a delineare via-via lo svolgimento dell’ultima notte della sua vita. Dopo la fine del turno di lavoro Polato si trova in Campo della fiera con il marocchino spacciatore, che conosce. Acquista mezzo grammo di cocaina al prezzo di 70 euro. Ne sniffa un po’ prima di incontrarsi con altri amici, con cui decide di andare a fare un giro a Padova. Due bicchieri in compagnia e, una volta a casa, ancora cocaina.

L’autopsia. Già i primi esiti, positivi, dell’esame autoptico e tossicologico disposto sulla salma del giovane evidenziano una drammatica circostanza, che viene confermata dalla consulenza tecnica disposta dal pm Sergio Dini. Viene stabilito infatti il nesso di causalità esistente tra il decesso “infarto miocardico” e l’intossicazione acuta da cocaina.

Gli accertamenti. A questo punto i carabinieri di Abano, coordinati dal maggiore Marco Turrini, si mettono a caccia delle persone con cui Polato ha trascorso le ultime ore della sua vita. Controllano le chiamate e i messaggi del telefonino ma anche gli spostamenti registrati dall’orologio dotato di contapassi e quindi di congegno gps. I militari riescono quindi a identificare lo spacciatore, visto che proprio lui era stato l’ultimo contatto la sera del 23 giugno.

Droga tagliata male. Scavano nella sua vita e scoprono che la sua “zona di caccia” è proprio la Bassa padovana, il territorio intorno a Monselice. Molti suoi clienti, convocati in caserma, hanno testimoniato di aver avuto vari problemi con quella droga, probabilmente tagliata male, con sostanze tossiche. «Sostanze chimiche potenzialmente letali», chiariscono i carabinieri «in grado di provocare malesseri diffusi».

Le conclusioni del gip. Il gip Domenica Gambardella, nelle oltre venti pagine del provvedimento che ha condotto all’arresto, non ha mancato di evidenziare le condotte dello straniero come particolarmente gravi, proprio in quanto caratterizzate oltre che dal “dolo” derivante dall’attività illecita di spaccio anche da quello della “colpa”, quanto alla prevedibilità di eventi infausti. Per tutti questi motivi lo spacciatore è stato tratto in arresto e condotto al carcere Due Palazzi. Dello sviluppo che ha avuto l’indagine sono stati informati anche i familiari di Andrea Polato. —

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