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Stefani: «Il Veneto avrà le 23 materie esame del governo entro il 22 ottobre»

Annuncio del ministro al confronto con il governatore Zaia Il nodo politico: «Certamente il M5S sarà al nostro fianco»

PADOVA

Il Veneto taglierà per primo il traguardo dell’autonomia differenziata, con le 23 materie previste dall’articolo 116 della Costituzione e i 9 decimi di risorse, come chiesto dal governatore Luca Zaia che vuole essere parificato de facto alla Provincia autonoma di Bolzano e non al Friuli, che invece trattiene il 76% del gettito fiscale. «La proposta dell’intesa con il Veneto sarà portata in consiglio dei ministri prima del 22 ottobre: dopo la firma del premier Giuseppe Conte, saranno ...

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PADOVA

Il Veneto taglierà per primo il traguardo dell’autonomia differenziata, con le 23 materie previste dall’articolo 116 della Costituzione e i 9 decimi di risorse, come chiesto dal governatore Luca Zaia che vuole essere parificato de facto alla Provincia autonoma di Bolzano e non al Friuli, che invece trattiene il 76% del gettito fiscale. «La proposta dell’intesa con il Veneto sarà portata in consiglio dei ministri prima del 22 ottobre: dopo la firma del premier Giuseppe Conte, saranno emanati i decreti legislativi per ogni singola funzione. Dopo il Veneto, firmerò l’intesa con la Lombardia mentre con l’Emilia Romagna i tempi saranno un po’ più lunghi, visto che il governatore Stefano Bonaccini sta aggiornando l’elenco delle competenze da trasferire».

Il ministro Erika Stefani, dall’aula Magna dell’Università di Padova, lancia un messaggio molto netto al Parlamento: il centralismo dello Stato sarà superato con il nuovo federalismo delle Regioni. Siamo a una svolta storica. La battaglia della Lega, cavalcata prima da Bossi con la “secessione” della Padania e poi da Zaia e Maroni con il “Big Bang” del referendum sull’autonomia, arriva quindi al passaggio atteso da trent’anni: la burocrazia romana dovrà trasferire deleghe e potere alle Regioni e poi ai sindaci delle città.



Ma l’Italia non rischia di implodere, soffocata dal debito pubblico? «No, affatto», replica serena il ministro Erika Stefani tra gli stemmi solenni dell’aula dedicata a Galileo: «All’orizzonte non vedo alcun pericolo di uno scontro tra il ricco Nord e il povero Sud, perché a chiedere l’autonomia differenziata non sono soltanto Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna, ma ho avviato procedure analoghe anche per la Toscana che vuole di gestire i musei. E poi con l’Umbria, mentre la Liguria pretende la delega sui porti e anche le Marche premono per l’autonomia, assieme alla Puglia e al Piemonte. Persino la Basilicata si è fatta avanti. Sono certa che il Movimento 5 Stelle sarà al nostro fianco perché la devolution è scritta nel contratto di governo e nella cabina di regia che ho varato fin dall’inizio, il M5S è stato pienamente coinvolto», spiega Erika Stefani.

Di Maio e il ministro Giulia Grillo sono quindi avvisati: quando l’intesa Veneto-Governo arriverà a Palazzo Chigi non dovranno alzare barricate perché sono già 8-9 le Regioni che chiedono l’autonomia differenziata, prevista con la riforma del federalismo fiscale nel 2001 grazie all’emendamento dell’ex sottosegretario Gianclaudio Bressa, che il 28 febbraio scorso ha firmato le preintese con Zaia, Maroni e Bonaccini.

Nel “faccia a faccia” al Bo, tra il ministro Erika Stefani e il governatore Luca Zaia, moderato dal direttore del nostro giornale Paolo Possamai, si è rifatta la storia di un processo avviato nel lontano 1991 e giunto al traguardo nel 2018: sarà davvero così?



«Certo. Non è facile avviare una riforma così complessa, con il trasferimento dei poteri da Roma alle Regioni. Ho creato uno staff di esperti con una cabina di regia e in pochi mesi abbiamo aperto le trattative con otto Regioni. Il Veneto ha indicato la strada e proprio per questo penso di chiudere prima del 22 ottobre, per celebrare l’anniversario del referendum con un risultato concreto», ha detto il ministro Stefani. «Il vero nodo sta nella legge delega con i decreti attuativi del governo, che va pensata con uno scudo fortissimo, per reggere ai ricorsi in Corte costituzionale e al Tar».

Insomma, massima prudenza, anche sul fronte delle risorse. Ma come saranno finanziate le 23 materie assegnate al Veneto, che chiede i 9 decimi del gettito fiscale per essere parificato a Bolzano? «Il Ministero dell’Economia sta valutando se reperire i fondi dal gettito Irpef o da quello dell’Iva. Non ci sono pericoli per la tenuta dei conti dello Stato perché il calcolo dei costi delle materie da trasferire avverrà sulla base della spesa storica e nell’arco di 5 anni si passerà ai costi standard. Il saldo sarà pari a zero, senza aumento di deficit: le 23 materie oggi di competenza dello Stato, nel giro di un anno saranno assegnate alle Regioni. Senza alcun aumento di deficit». Tutto così semplice? Non resta che attendere la legge delega del governo, ma il conto alla rovescia è già iniziato.—