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Il governatore Zaia alla carica:«È la fine dello Stato centralista Ora inizia il federalismo»

Il confronto ha toni distesi ma il presidente della Regione insiste sul rispetto dei tempi e vuole tagliare per primo il traguardo dell’intesa

PADOVA. Luca Zaia ha fretta e ripete: «Tra qualche settimana celebreremo l’addio allo Stato centralista, il referendum del 22 ottobre ha avuto l’effetto del Big Bang. Il popolo si è espresso: 2 milioni e mezzo di veneti hanno chiesto l’autonomia. Non era obbligatorio il quorum, ma l’ho inserito apposta nella legge e se non fosse stato raggiunto mi sarei dovuto dimettere e cambiare mestiere. Hanno fatto di tutto per sabotare il voto e farmi lo sgambetto, ma ha vinto il popolo: ora non siamo p ...

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PADOVA. Luca Zaia ha fretta e ripete: «Tra qualche settimana celebreremo l’addio allo Stato centralista, il referendum del 22 ottobre ha avuto l’effetto del Big Bang. Il popolo si è espresso: 2 milioni e mezzo di veneti hanno chiesto l’autonomia. Non era obbligatorio il quorum, ma l’ho inserito apposta nella legge e se non fosse stato raggiunto mi sarei dovuto dimettere e cambiare mestiere. Hanno fatto di tutto per sabotare il voto e farmi lo sgambetto, ma ha vinto il popolo: ora non siamo più mezzadri di Roma», dice con la solita verve il governatore del Veneto.

Nell’aula Magna dell’università di Padova, Luca Zaia si era già misurato sulla devolution con un prudente Enrico Costa, all’epoca ministro degli Affari regionali con Gentiloni, prima di gettare la spugna e passare al centrodestra. Il confronto con Erika Stefani invece ha lo stesso linguaggio: «Abbiamo chiesto le 23 materie consapevoli che il Veneto le saprà gestire meglio di Roma, come abbiamo dimostrato con la sanità, la più efficiente d’Italia».

In prima fila ci sono tutti gli assessori, mezza giunta regionale, ma anche il Pd e il M5S si sono fatti vedere. Zaia non ama i rituali e apre il telefonino per fugare gli ultimi dubbi: «Nel contratto di governo tra Lega e M5S è scritto che verrà riconosciuta l’autonomia a tutte le Regioni che ne faranno richiesta. Io sono felice di aver aperto la strada, ma credo sia obbligatorio dare la voce al popolo, seguire il modello di Veneto e Lombardia per spiegare i motivi che stanno alla base di questa rivoluzione, che per l’Italia è paragonabile alla caduta del muro di Berlino. Troppo facile chiedere l’autonomia con una carta bollata seduti in poltrona con le pantofole», dice con ironia Luca Zaia.

Vittoria su tutta la linea? Pare di sì, salvo sorprese dal fronte grillino. Perché se per il ministro Stefani, «l’accordo con il Veneto prevede il trasferimento delle 23 materie», per Luca Zaia ciò equivale a ottenere i 9 decimi di risorse, come Bolzano. «La nostra regione ha un Pil di 150 miliardi e ogni anno ne regala 15 di residuo fiscale. La solidarietà è sacrosanta ma va garantita a chi se la merita. Ottenere le 23 materie previste dalla Costituzione equivale al trasferimento in toto dei nove decimi di prelievo fiscale». Sarà ora compito della cabina di regia, coordinata dal sottosegretario al Mef Massimo Bitonci, stabilire se mettere mano al gettito Iva o a quello Irpef, ma il processo è avviato.

E se a Roma governo e Parlamento faranno melina? chiede il direttore Possamai. «Ho la massima fiducia nel ministro Stefani, il processo avviato porterà profondi cambiamenti all’Italia. Solo le dittature difendono il centralismo, i paesi moderni con forte tasso di crescita sono federalisti: gli Usa, l’Australia, la Germania e anche la Gran Bretagna, dove si è votato per l’ indipendenza della Scozia. Ora tocca all’Italia» .