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«Architetti in campo per i soldi alle periferie Ma serve una regia non i grandi nomi»

L’INTERVISTA«Una battaglia civile per la nostra città, trasversale alla politica. I progetti del Bando Periferie sono stati avviati dalla precedente amministrazione e sostenuti dall’attuale: quei...

L’INTERVISTA



«Una battaglia civile per la nostra città, trasversale alla politica. I progetti del Bando Periferie sono stati avviati dalla precedente amministrazione e sostenuti dall’attuale: quei soldi servono a far ripartire Padova».

Questa sera al sit-in organizzato da associazioni e comitati (alle 18 davanti a Palazzo Moroni) per chiedere al governo di non sospendere i fondi del Bando Periferie ci saranno anche gli architetti cittadini, con l’adesione formale dell’ordine professionale dir ...

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L’INTERVISTA



«Una battaglia civile per la nostra città, trasversale alla politica. I progetti del Bando Periferie sono stati avviati dalla precedente amministrazione e sostenuti dall’attuale: quei soldi servono a far ripartire Padova».

Questa sera al sit-in organizzato da associazioni e comitati (alle 18 davanti a Palazzo Moroni) per chiedere al governo di non sospendere i fondi del Bando Periferie ci saranno anche gli architetti cittadini, con l’adesione formale dell’ordine professionale diretto da Giovanna Osti. Una scelta quasi “movimentista” nella linea di un confronto serrato con le istituzioni sulle tecniche di rigenerazione urbana.

Presidente Osti, cosa vede a rischio per la città?

«Senza progetti non si muove l’economia né le professioni. Ma non è solo questo: qui sono in ballo opere di rigenerazione in città».

Con quali effetti, secondo lei?

«Pensiamo al Parco delle Mura: è fondamentale dal punto di vista storico e urbanistico. Quello che prima era considerato un limite o un margine, diventa un monumento. E poi anche il Castello da far rivivere».

Ci sono però anche i progetti nei quartieri e nelle aree degradate.

«È da questi che si vede l’attenzione per la città, il rispetto dei luoghi dove le persone vivono. La nostra idea di rigenerazione è questa: instillare nuove idee, anche per spingere i privati a muoversi. Per ripensare aree come Pp1 che sono lasciate alla marginalità urbana».

Dal nuovo piazzale Boschetti, sostiene Giordani, può partire la riqualificazione di tutta l’area fino alla stazione. È d’accordo?

«Non sono entusiasta di quel progetto. Non mi convince la necessità di una nuova passerella pedonale che appesantisce l’area e che ha due ponti poco lontano. Ma noi non siamo qui a fare le nostre valutazioni critiche. Ci interessa che la città si muova e ci sia sinergia tra tutte le forze in campo».

Sinergia che manca?

«Le faccio l’esempio dell’università e delle nostre critiche al concorso PiaveFutura: sono andati avanti per conto loro. Avremmo bisogno di parlarci, di fare progettualità insieme. Altrimenti viene fuori una città fatta di interventi spot, senza una regia condivisa e unica».

Puntate a un nuovo protagonismo civico?

«Ci teniamo a tessere un’idea di città, dialogando con le istituzioni. Per questo crediamo nei progetti di architettura in due fasi: dove vinca prima l’idea e poi la capacità economica. Vogliamo che venga premiata la qualità, non un nome da archistar».

Perché criticate gli interventi con i grandi nomi?

«Spesso sembrano un pannicello caldo per istituzioni che non sanno decidere».

Le alternative?

«Io sono convinta che è dai micro-progetti che riparte una città. Ne stiamo facendo alcuni con l’amministrazione su aree piccole e dimenticate. Ci permettono di riconnettere spazi oggi poco utilizzati. Questa è l’avventura più bella che ci vede coinvolti nella rigenerazione delle periferie».

Una città però si caratterizza anche per l’identità del suo centro storico.

«Ci sono interventi importanti in corso. Spero si concretizzi in modo veloce il recupero del Selvatico, così come sarà importante la ridefinizione in corso in Prato della Valle, al frontone e all’ex foro boario. Ci servono progetti belli che diano fiducia e che rendano i padovani fieri della loro città». —