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Caporalato alla Tresoldi nei guai due professionisti

Consulente del lavoro e commercialista fornivano consigli al titolare della ditta per sfruttare i braccianti tramite due srl “schermo” truffando Inps e Fisco





Il caporalato praticato sui campi dell’azienda agricola “Tresoldi” di Albignasego si aggiunge di un nuovo capitolo.



Il pubblico ministero Benedetto Roberti ha chiuso l’inchiesta. E da tre salgono a otto gli indagati che rischiano il processo. Non solo: si ampliano le accuse di sfruttamento e intermediazione di manodopera nonché di truffa aggravata anche a un ragioniere commercialista e a una consulente del lavoro che avrebbero fornito utili consigli a Walter Tresoldi, titolare dell’azienda ag ...

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Il caporalato praticato sui campi dell’azienda agricola “Tresoldi” di Albignasego si aggiunge di un nuovo capitolo.



Il pubblico ministero Benedetto Roberti ha chiuso l’inchiesta. E da tre salgono a otto gli indagati che rischiano il processo. Non solo: si ampliano le accuse di sfruttamento e intermediazione di manodopera nonché di truffa aggravata anche a un ragioniere commercialista e a una consulente del lavoro che avrebbero fornito utili consigli a Walter Tresoldi, titolare dell’azienda agricola, per continuare a risparmiare sulla pelle dei braccianti. E ciò sarebbe accaduto quando l’imprenditore ben sapeva di essere finito nel mirino della procura della Repubblica.

L’espediente usato? Due società “schermo” intestate a prestanomi irreperibili, pronte ad arruolare i lavoratori e a sparire dopo aver provocato un buco ai danni dell’Inps di migliaia di euro.



Nei guai sono finiti il ragioniere Renato Ruzzon, 64 anni, e la figlia Tania Ruzzon, 34, con studio a Tribano. Nel gennaio 2017, dopo i controlli dell’Ispettorato del lavoro, di carabinieri, Spisal e Inps, Walter Tresoldi mette in piedi un meccanismo per affrancarsi da ogni responsabilità diretta nei confronti dei braccianti in servizio nella sua azienda in materia di sicurezza, formazione obbligatoria, versamento dei contributi previdenziali e pagamento dell’Iva.

Così riesce a beneficiare delle prestazioni lavorative dei dipendenti di fatto senza aver contatti diretti ( e senza aver alcun obbligo di legge nei loro confronti) attraverso World Service srl, di cui risulta legale rappresentante Tarik Rabichi e socio Hamid El Kamili, due marocchini con residenza a Ponso, e nel 2018 tramite Agrijob intestata a Taoufik Bougattaya, marocchino con residenza a Iseo (Brescia). Una residenza sulla carta quella di Bougattaya: la moglie, interrogata, ha riferito ai carabinieri che il marito non ha mai lavorato e da tre anni se n’era andato di casa. World Service e Agrijob sono risultate due imprese “cartolari”: formalmente mettono a disposizione manodopera assumendosi ogni onere e fornendo le attrezzature; in realtà tutto è gestito da Tresoldi protetto, quanto a obblighi da assolvere e a rischi da assumersi, tramite le due società “paravento”



Le due ditte pagano i braccianti 5 euro l’ora per tre ore lavorative al giorno come si legge nella busta paga, mentre la quotidianità è di 10-12 ore. E, spesso, l’ordine è di andare sui campi pure al sabato.

Mai saldati i contributi previdenziali. Il 5 ottobre 2017 l’Inps contesta un mancato versamento di 180.178,44 euro a World Service srl e la ditta sparisce. Soppiantata subito da Agrijob che non salda i contributi e (come World Service) non paga l’Iva. La sua sede? Un appartamento a Badia Polesine. Il locatario è un marocchino che spiega : «È venuto un amico e per 200 euro mi ha chiesto di trasformare casa mia nella sede legale di Agrijob». —