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Stop ai domiciliari, va in cella lo spacciatore della movida

Riccardo Rizzo, rampollo di una famiglia di albergatori aponensi, era in comunità Era violento e non rispettava le regole. La madre l’aveva richiesto come fanghino





Arresti domiciliari revocati per Riccardo Rizzo, 26enne residente a Selvazzano, figlio di una nota famiglia di albergatori di Abano Terme. Lunedì scorso ha lasciato la sua stanza in una comunità in provincia di Venezia ed è stato trasferito in carcere.L’aggravio della misura è stato deciso dal tribunale di Sorveglianza per i suoi comportamenti violenti nei confronti degli operatori e degli altri ospiti nella comunità in cui si trovava. E per il mancato rispetto delle regole imposte.



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Arresti domiciliari revocati per Riccardo Rizzo, 26enne residente a Selvazzano, figlio di una nota famiglia di albergatori di Abano Terme. Lunedì scorso ha lasciato la sua stanza in una comunità in provincia di Venezia ed è stato trasferito in carcere.L’aggravio della misura è stato deciso dal tribunale di Sorveglianza per i suoi comportamenti violenti nei confronti degli operatori e degli altri ospiti nella comunità in cui si trovava. E per il mancato rispetto delle regole imposte.



Davanti al gup padovano Margherita Brunello, nel febbraio 2017 Riccardo Rizzo aveva patteggiato 5 anni e 18 mila euro di multa, oltre all’interdizione temporanea dai pubblici uffici per 5 anni e al ritiro della patente per tre mesi. L’accusa? Detenzione illecita di stupefacenti. L’1 giugno 2016 un’operazione della Squadra mobile aveva portato alla scoperta di un supermarket della droga destinata, sempre nella città del Santo, alla movida dei Navigli mentre gli scambi avvenivano pure al parco Iris. Sugli “scaffali” c’era di tutto a disposizione dei clienti, per lo più studenti universitari: marijuana, hashish, ecstasy, ketamina, cocaina e Lsd. Uno dei due “gestori” di quel market (entrambi arrestati) era Riccardo che condivideva con il complice un appartamento-magazzino, sempre a Padova nel quartiere Chiesanuova in via Monte Suello 4: nella sua stanza erano stati sequestrati 194 grammi di marijuana, 2 chili di hashish, mezzo chilo di ketamina e 25 grammi di cocaina.



In seguito alla disavventura giudiziaria era chiaro che Riccardo aveva bisogno di essere disintossicato. Da qui l’attenzione dei giudici di Sorveglianza che gli avevano concesso la possibilità di scontare la pena in una comunità per essere seguito da un pool di esperti e affrancarsi da quei “giri”. Ma il giovane sarebbe apparso refrattario a rispettare orari e altre limitazioni imposte dal regime della detenzione domiciliare. Di più: in più occasioni è stato segnalato il suo comportamento violento, sempre reattivo, tanto che era arrivato a prendersela con “i colleghi” ospiti.



Eppure, proprio nei giorni scorsi, davanti al tribunale di Sorveglianza Riccardo aveva presentato la domanda per ottenere l’affidamento in prova in quanto il legale rappresentante di un albergo di Abano (che poi è risultata la mamma) l’aveva richiesto come fanghino. Una chance che il ragazzo si è giocato male. —