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Colta da malore in azienda La trovano morta in bagno

La disgrazia è avvenuta  alla Cima di via del Santo La vittima Francesca Favaron  aveva 64 anni e abitava a Piazzola sul Brenta

LIMENA

Un malore improvviso non le ha lasciato scampo: si è accasciata al suolo, senza più muoversi e inutili si sono rivelati i soccorsi, pur chiamati tempestivamente dai colleghi di lavoro.

È accaduto lunedì mattina intorno alle 10 a una dipendente della Cima, ditta che produce compensati di legno e che ha sede in via del Santo a Limena. Per Francesca Favaron, 64 anni, di Piazzola sul Brenta non c’è stato purtroppo nulla da fare: inutili, infatti, i soccorsi che pure sono arrivati presto. L ...

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LIMENA

Un malore improvviso non le ha lasciato scampo: si è accasciata al suolo, senza più muoversi e inutili si sono rivelati i soccorsi, pur chiamati tempestivamente dai colleghi di lavoro.

È accaduto lunedì mattina intorno alle 10 a una dipendente della Cima, ditta che produce compensati di legno e che ha sede in via del Santo a Limena. Per Francesca Favaron, 64 anni, di Piazzola sul Brenta non c’è stato purtroppo nulla da fare: inutili, infatti, i soccorsi che pure sono arrivati presto. La donna era ormai spirata e il medico intervenuto ha riferito che si trattava di un decesso determinato da cause naturali.

Per questo anche i carabinieri di Selvazzano, intervenuti per prassi, non hanno avviato alcuna indagine: non si tratta di un infortunio sul lavoro e non è imputabile ad alcuna causa esterna. La donna aveva qualche problema di salute, ma nulla che le impedisse di svolgere quotidianamente il suo lavoro e soprattutto che lunedì mattina lasciasse presagire che avrebbe avuto un malore fatale.

Come sempre si era recata alla Cima, dove era impiegata dal 1994 con un contratto part time, negli orari del mattino, dalle 8 fino a mezzogiorno. Si era messa a lavorare tranquillamente, poi deve aver avvertito un malessere e si era recata fino in bagno, dove però si è accasciata al suolo. Ad avvertire i sanitari del Suem sono stati i colleghi, che accortisi del suo mancamento, hanno immediatamente dato l’allarme. Ma per Francesca Favaron era ormai tutto inutile. Il probabile arresto cardiaco che le ha tolto la vita è stato istantaneo e altrettanto fulminante e letale.

Avrebbe potuto capitarle ovunque, sia che si trovasse al lavoro che altrove. A un dirigente della ditta è toccato il triste compito di avvertire il fratello della donna, per informarlo della tragedia. L’uomo è accorso in azienda, ricevendo il cordoglio del titolare e di tutti i colleghi della sorella, con la quale condividevano le mattine di lavoro da ben ventiquattro anni. Il corpo è già stato affidato ai familiari per l’organizzazione del funerale. —

Cristina Salvato