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L’Europa muore ma intanto si occupa dell’ora legale

Il commento di Francesco Jori sui quotidiani veneti del gruppo Gedi: preoccuparsi delle lancette invece di affrontare le vere urgenze è il sintomo della crisi dell'Unione

L’Europa come Cenerentola: e a mezzanotte, la carrozza diventò una zucca. Nella sua desolante meschinità, l’esibizione messa in scena da Bruxelles sull’ora legale mette a nudo il vero rischio di crollo che incombe sulla casa comune. Sordo, gretto e cialtrone sui valori di fondo che devono ispirare la vita di condominio e sulle regole che ne conseguono, l’amministratore si dimostra aperto e sensibile sull’orario in cui pulire le scale. Mettendo così a nudo il vero motivo per cui uno dei sogni ...

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L’Europa come Cenerentola: e a mezzanotte, la carrozza diventò una zucca. Nella sua desolante meschinità, l’esibizione messa in scena da Bruxelles sull’ora legale mette a nudo il vero rischio di crollo che incombe sulla casa comune. Sordo, gretto e cialtrone sui valori di fondo che devono ispirare la vita di condominio e sulle regole che ne conseguono, l’amministratore si dimostra aperto e sensibile sull’orario in cui pulire le scale. Mettendo così a nudo il vero motivo per cui uno dei sogni più ambiziosi della storia sta degradando in incubo: se da Adenauer, De Gasperi e Schumann stiamo passando a Salvini, Orbàn e Le Pen, è perché c’è chi ha spianato e sta spianando la strada a questa sciagurata deriva.

Più che l’onor potè il ridicolo. Il capo dell’Unione ci manda a dire che lui gli europei li ascolta; e gli europei gli hanno appena spiegato che si sono scocciati di metter mano alle lancette degli orologi due volte l’anno. Peccato che sia dimenticato di aggiungere che questa richiesta gli arriva da poco più dei tre quarti dell’uno per cento che ha risposto a un sondaggio sull’ora legale: questione che 316 milioni di abitanti della casa comune hanno bellamente ignorato, o comunque ritenuto talmente irrilevante da non doverle dedicare nemmeno una manciata di secondi. Nel frattempo, la totalità degli inquilini attende inutilmente una risposta su questioni epocali come l’immigrazione, il lavoro, le tasse, il futuro dei giovani, la sicurezza, l’ambiente, le guerre, e altre simili bazzecole planetarie.

Con la tragicomica uscita di queste ore, Bruxelles è riuscita a inviare il più devastante dei messaggi: ognuno faccia per sé, ma almeno regoliamo gli orologi, e facciamolo tutti alla stessa ora. Se tra qualche mese, alle elezioni europee, l’impianto tradizionale dei vecchi riferimenti partitici crollerà com’è accaduto pochi mesi fa in Italia, non sarà tanto per le strategie dei moderni maghi Othelma delle esternazioni seriali, quanto per il colpevole demerito dei vecchi mandarini di una politica che da tempo ha divorziato dai fondamentali. A Roma, l’opposizione alla new-wave gialloverde oscilla tra il cambiare la targa all’ingresso del partito, e cambiare tutto tranne l’incartapecorito leader.

A Bruxelles, l’aria che tira è ancora peggiore di quella del naufragio del Titanic: intanto godiamoci l’orchestrina, poi i passeggeri andranno a fondo ma quelli con le stellette potranno contare sulla scialuppa di salvataggio. Povera Europa: “O si unisce o perisce”, ammoniva Alcide De Gasperi ben prima della firma dei trattati di Roma del 1956. Si era unita, si sta disgregando, sta morendo. Come la donna del mito da cui ha preso il nome, rischia di farsi rapire dal toro-tarocco di turno, dimenticando che la sua ragion d’essere sta nell’incontro e confronto tra diversi: regolata sull’orologio della Storia, non su quello delle circolari.