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L'ex prefetto Impresa: «Ho preso decisioni inevitabili agendo nella massima legalità»

L’ex numero uno di Palazzo S. Stefano ricorda il clima di emergenza e solitudine in cui operava. E sulle parole choc: termini forti, ma l’estrapolazione porta a interpretazioni lontane dalla realtà 

PADOVA. Prefetto Impresa, ora è a Bologna. Vorrebbe spiegare qualcosa di quello che è successo a Padova?
«Mi preme restituire chiarezza a una città cui ho dato tanto, e che mi ha dato tanto, rispetto ad alcune affermazioni riportate nell’articolo del mattino. L’estrapolazione di alcune parole portano a interpretazioni lontane dalla realtà e dal contesto».

Cosa significa?
«Ho cercato di ricostruire una precisa memoria dei dialoghi telefonici con riferimento a due definizioni».

Si riferisce ai ter ...

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PADOVA. Prefetto Impresa, ora è a Bologna. Vorrebbe spiegare qualcosa di quello che è successo a Padova?
«Mi preme restituire chiarezza a una città cui ho dato tanto, e che mi ha dato tanto, rispetto ad alcune affermazioni riportate nell’articolo del mattino. L’estrapolazione di alcune parole portano a interpretazioni lontane dalla realtà e dal contesto».

Cosa significa?
«Ho cercato di ricostruire una precisa memoria dei dialoghi telefonici con riferimento a due definizioni».

Si riferisce ai termini “porcherie e schifezze”?
«La parola “schifezze” è stata detta nell’ambito di una conversazione quasi personale con un collaboratore in un momento successivo alla mia permanenza a Padova. Mi sono lasciata andare a un termine forte ma non sottintende il fatto di aver commesso fatti illeciti o vergognosi. Piuttosto era una critica a me stessa per aver preso decisioni inevitabili, non sempre condivise, dettate dall’emergenza. Dovevo dare una soluzione all’arrivo continuo di migranti che andavano accolti per dovere d’ufficio. Tra forti tensioni sociali».

Intende dire che, da prefetto, era stata lasciata sola?
«Ho segnalato io stessa la solitudine del prefetto rispetto a una gestione migratoria difficile da far capire alla gente. Sono convinta di aver agito nella massima legalità, e le valutazioni dell’autorità giudiziaria lo confermano».

La procura, infatti, non le ha contestato nessun reato...
«Forse in queste frasi può emergere la difesa dei miei interessi di poltrona. Non è così. Sono un prefetto di lungo percorso. Nelle mie parole intendevo una “difesa delle istituzioni”: sentivo di sostenere la credibilità dello Stato che avvertivo a rischio. In quel periodo, forse, sono stata forse l’unica dei prefetti che ha lanciato dei segnali per cui dovevamo essere messi in grado di governare il problema con risorse e mezzi. Oggi è più facile fare una gara, abbiamo modelli standard del Ministero».

Dalle carte dell’inchiesta spunta una convenzione tra Edeco e la prefettura di Padova “taroccata”, cioè retrodatata di 4 mesi, per consentire alla coop di partecipare alla gara Sprar (modello di seconda accoglienza) indetta dal Comune di Due Carrare.
«Quegli atti non li ho mai visti, è una procedura che non rientra nelle competenze della prefettura».

E le contestazioni ai due suoi ex collaboratori Aversa e Quintario accusati di informare preventivamente Borile di Edeco alla vigilia delle ispezioni Usl?
«Non ho conoscenza degli atti processuali. Credo che il vice prefetto vicario Aversa potrà dimostrare la sua estraneità ai fatti contestati. Avevamo interesse che tutto si svolgesse nella più totale regolarità».

È vero che al ministro Alfano sarebbe stato fornito un numero di presenze inferiori alla realtà sul centro di San Siro a Bagnoli? E pure all’Usl durante un sopralluogo nel centro dell’ex caserma Prandina a Padova?
«Le due strutture le usavamo come hub, centro di prima accoglienza e transito per cui avevamo sempre svuotamenti e nuove allocazioni. Ecco spiegata la movimentazione dei numeri».

Come mai Edeco aveva quasi il monopolio nella gestione dei migranti...
«Ricordo che per una gara relativa a Bagnoli la prefettura di Padova la escluse e il Tar la reinserì, ritenendo che avesse i requisiti».

Ancora dall’inchiesta: Borile sarebbe stato informato dalla prefettura di Padova di un’imminente perquisizione nel centro di Bagnoli. Le risulta?
«No, assolutamente. Non erano fatti che arrivavano al prefetto. Non so nulla».

La dottoressa Quintario (indagata) è stata trasferita a Bologna prima di lei. Di cosa si occupa?
«La dottoressa ha una sua funzione all’interno della Prefettura, non a contatto con il prefetto. Non sono in grado di dirle esattamente cosa svolge, sono arrivata da poco, credo svolga attività attinenti alle sue funzioni».

Si occupa di migranti?
«Non credo, però non lo so».