I funzionari della Prefettura di Padova intercettati: «La coop chiede altri migranti. Li dobbiamo prendere tutti»

Quello che la coop Ecofficina voleva, otteneva. «Finché non passiamo ai moduli abitativi prefabbricati, possiamo abbondare» 

PADOVA. Altro che stop agli “sbarchi”. Borile e soci vogliono arrivi a raffica perché più profughi significa riduzione dei costi di gestione dell’accoglienza.

Ovviamente a vantaggio di Ecofficina (Edeco). Per raggiungere l’obiettivo contano il peso e l’aiuto del funzionario prefettizio Tiziana Quintario che gli investigatori padovani definiscono «una pedina fondamentale per acquisire informazioni sulle principali decisioni adottate dalla Prefettura di Padova in merito ai richiedenti asilo nonché una figura... la cui parola e opinione aveva un certa influenza sulla decisione finale».


Il 28 ottobre 2015 al telefono Borile è chiaro con la funzionaria: «Ci vuole un numero di persone per garantire tutta una serie di servizi, perché è inutile tenere aperta una struttura a Padova (l’ex caserma Prandina, in via Orsini) per 70 persone... è un problema politico ma... noi altri comunque siamo... quelli che dobbiamo fare quadrare i conti...». Quintario: «Ma infatti tu avevi già detto a spanne che ce ne volevano almeno 100, 120... Sai cosa hanno detto questi imbecilli del Ministero, ora che mi sono ricordata? “Mah, in un Comune di 3 mila abitanti 150 persone sono tantine... riferito a Bagnoli (il centro di accoglienza è nella frazione di S.Siro). Cona (l’altro centro è a Conetta del Comune veneziano) gli interessa un c... Cioè ti rendi conto?». Con riferimento a Conetta, Borile riconosce: «In una frazione di 300, ce ne sono 340... più immigrati che residenti».

Il 6 novembre 2015 il vice prefetto di Padova, Alessandro Sallusto (S.), chiama Quintario (Q.) per essere aggiornato su nuovi arrivi e distribuzioni nel Padovano. E avverte: va messo un freno, non c’è spazio per tutti. Q. ribatte che non è vero. S. insiste (i nuovi arrivi vanno bloccati), salvo poi cambiare idea. Q.: «Simone (Borile) suggerisce di prendere anche gli altri, se no noi andiamo... lui va... troppo sotto là». S.: «Ma dove? Alla Prandina?. Q.:«Dei 116 rimasti... ce ne ritroveremo 80». S.: «Pochi?». Q.: «Pochi... adesso c’è il tendone con 200 posti... va riscaldato». S.:«Quindi, finché non passiamo ai moduli abitativi (prefabbricati), possiamo abbondare!». Q.: «Scaldare quel tendone per 80 e per 200 sempre quelli sono i soldi, anzi...». Dopo una serie di battute “sull’effetto pecora” prodotto dal riscaldamento e non solo, S. conclude: «Va bene, morale della favola ci prendiamo tutti quelli che arrivano». Q. soddisfatta: «Esatto».

Simone Borile lo riferisce anche a un collaboratore il 3 dicembre 2015: «Andare sotto un certo limite, diventa insostenibile». Ecco perché dopo la visita dell’Usl alla Prandina è raddoppiato il numero dei letti. Il 4 dicembre Borile è esplicito: «Sarebbe antieconomico gestire la Prandina per 40 ospiti» come attestato l’indomani alla dottoressa Ivana Simoncello dell’Usl 16. Un falso: gli ospiti sono 92. Eppure «tutto avvallato dal vice prefetto vicario Aversa» conclude il rapporto dei carabinieri. —
 

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