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Stregato da una ghanese camposampierese perde 56 mila euro

C AMPOSAMPIEROLa trappola di Facebook colpisce ancora. E il raggiro in rete miete una vittima in più, pronta a chiedere una giustizia che, chissà mai, se potrà essere esaudita. Stavolta alleggerito...

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La trappola di Facebook colpisce ancora. E il raggiro in rete miete una vittima in più, pronta a chiedere una giustizia che, chissà mai, se potrà essere esaudita. Stavolta alleggerito di 56 mila euro a causa del raggiro online messo a segno attraverso il popolare Social è un 63enne di Camposampiero, incapace di resistere al fascino (o, come ha insistito lui, all’amicizia) che lo avrebbe legato a una giovane ghanese. Non una migrante povera in canna, ma – a quanto sosteneva lei ...

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C AMPOSAMPIERO

La trappola di Facebook colpisce ancora. E il raggiro in rete miete una vittima in più, pronta a chiedere una giustizia che, chissà mai, se potrà essere esaudita. Stavolta alleggerito di 56 mila euro a causa del raggiro online messo a segno attraverso il popolare Social è un 63enne di Camposampiero, incapace di resistere al fascino (o, come ha insistito lui, all’amicizia) che lo avrebbe legato a una giovane ghanese. Non una migrante povera in canna, ma – a quanto sosteneva lei – l’esponente di una più che benestante famiglia del paese africano incrociata in rete casualmente (o forse no). Ed è proprio in forza della sedicente ricchezza familiare che la donna, dopo mesi di colloqui in chat, sarebbe riuscita a convincere il 63enne a inciampare nella truffa. La proposta della ragazza? Aiutarla a far transitare in Europa ben 4 milioni di dollari (poi lievitati a 8) in cambio di una sostanziosa ricompensa. Operazione possibile grazie a una banca olandese. Tutto secondo i piani, almeno al principio: l’operazione sarebbe risultata compiuta almeno sulla carta; c’era pure la banca in Olanda, pardon l’ufficio di un istituto di credito in un’elegante palazzina con un altrettanto elegante bancario; e pure la documentazione non sarebbe mancata. Quello che è evaporato, anzi non s’è nemmeno visto, è il compenso. E, se si aggiunge che il 63enne ha dovuto affrontare delle spese bancarie (anzi il pagamento di sopravvenute tasse) indispensabili per poter movimentare la somma e incassare la provvigione (prima 10 mila euro poi saliti a 56 mila totali), alla fine l’affare si è risolto in un grande imbroglio. Con il marchio di fabbrica della rete dove volti e identità spariscono in un lampo. E poi, andarli a scovare, è come cercare l’ago in un pagliaio. Per ora sul tavolo del pm Valeria Spinosa c’è un fascicolo d’indagine. E la denuncia del padovano che già teme di non recuperare più nulla.

Cristina Genesin