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Caporalato e abusi scattano i controlli per la vendemmia

Stretta dei carabinieri e dell’ispettorato del lavoro Tolleranza zero sulla regolarità di contratti e contributi



Tolleranza zero nei confronti di caporalato e sfruttamento. È questo l’input che parte dal comando provinciale dei carabinieri di Padova con la vendemmia alle porte. Il comandante provinciale Oreste Liporace sta organizzando controlli capillari in tutta la provincia con l’utilizzo del nucleo ispettorato del lavoro dell’Arma. La recente indagine sull’azienda Tresoldi di Albignasego ha lasciato il segno. O meglio, ha tracciato una linea di demarcazione tra ciò che era prima e ciò che invece no ...

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Tolleranza zero nei confronti di caporalato e sfruttamento. È questo l’input che parte dal comando provinciale dei carabinieri di Padova con la vendemmia alle porte. Il comandante provinciale Oreste Liporace sta organizzando controlli capillari in tutta la provincia con l’utilizzo del nucleo ispettorato del lavoro dell’Arma. La recente indagine sull’azienda Tresoldi di Albignasego ha lasciato il segno. O meglio, ha tracciato una linea di demarcazione tra ciò che era prima e ciò che invece non dovrà più essere.



È forse il più classico dei lavori stagionali, per molti anni è stato pagato e gestito completamente in nero, con lavoratori che per necessità accettavano qualunque tipo di condizione pur di guadagnare qualcosa. I tempi sono cambiati e gli strumenti per regolarizzare lavoratori che prestano la propria opera anche solo per un mese ci sono. È esattamente questo il punto di partenza di questa serie di controlli che i carabinieri di Padova vogliono estendere a tutti i paesi della provincia, specie in quelli dove è maggiormente alto il numero di aziende agricole. Saranno organizzate “visite” con militari altamente specializzati dell’ispettorato del lavoro, in grado di controllare i contratti di assunzione e tutta la documentazione connessa.



È nelle fasi finali l’inchiesta sul caporalato nell’azienda “Tresoldi” di Albignasego, condotta proprio dai carabinieri. Il titolare Walter Tresoldi, la moglie Fanica Hodorogea, e il complice Karim Robiul Mintu rischiano il processo per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Solo i due uomini sono accusati di aver favorito l’immigrazione e la permanenza di clandestini da destinare allo sfruttamento. Tresoldi è pure chiamato a rispondere di omesso versamento all’Inps dei contributi assistenziali e previdenziali per 789.137,57 euro (ancora non saldati); di aver installato telecamere all’interno e all’esterno del capannone dell’azienda senza autorizzazione, di lesioni colpose in seguito alla violazione delle corrette procedure di lavorazione, infine di aver sfruttato lavoratori in nero (privi di permesso di soggiorno). —