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Depone le lame per incrociare la solidarietà: Marta Nocent in Burundi a curare i bisognosi

La schermitrice paralimpica di San Giorgio in Bosco rinuncia alle mete turistiche e vola in Africa dove mette a frutto la sua professione di dentista  

SAN GIORGIO IN BOSCO. Vola in Africa e dedica le sue ferie agostane a curare le persone bisognose in Burundi. Lei è Marta Nocent, 31 anni, di San Giorgio in Bosco e questa è un’altra delle imprese di una giovane che con il suo talento sa regalare speranza a chi ne incrocia sguardo e sorriso. Della sua “missione” nel continente nero aveva parlato il primo maggio, davanti ad oltre trecento persone venute ad applaudirla alla consegna della più importante onorificenza di San Giorgio in Bosco, “i ...

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SAN GIORGIO IN BOSCO. Vola in Africa e dedica le sue ferie agostane a curare le persone bisognose in Burundi. Lei è Marta Nocent, 31 anni, di San Giorgio in Bosco e questa è un’altra delle imprese di una giovane che con il suo talento sa regalare speranza a chi ne incrocia sguardo e sorriso. Della sua “missione” nel continente nero aveva parlato il primo maggio, davanti ad oltre trecento persone venute ad applaudirla alla consegna della più importante onorificenza di San Giorgio in Bosco, “il Drago d’oro” .



Un premio che le era stato consegnato, si leggeva nella motivazione, «per l’ottimismo, la resilienza e il coraggio con cui ha affrontato le difficoltà, ottenendo prestigiosi risultati nella vita».

Le difficoltà ci sono state, ma c’è stata soprattutto la capacità di ribaltare tutto, andando oltre schemi, categorie, destini più o meno segnati: la storia di Marta ha un qualcosa che apre alla meraviglia e al desiderio di crederci, sempre.



Nel 2007 ha subito un incidente stradale che le ha causato la frattura di una vertebra e quindi del midollo spinale. Aveva 20 anni. Ci sono stati i mesi di ospedale, il sostegno della famiglia e degli affetti, e la coscienza che la vita era cambiata. Lei non solo non si è fermata, ma ha ingranato una sorta di marcia in più esistenziale: ha concluso gli studi universitari a Padova laurendosi con lode in Odontoiatria, diventando dentista, ed ora lavora in uno studio a San Donato di Cittadella.

Le mancava qualcosa, ed era l’adrenalina sana che regala lo sport, e così ha scoperto la scherma paralimpica che l’ha portata a vincere titoli a livello nazionale. Continua a vincerli, peraltro, e lo scorso anno si è pure presa la soddisfazione di un argento mondiale. E così lei, che si allena con il Petrarca, è stata ricevuta dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, con cui ha avuto un breve scambio ed una calorosa stretta di mano.

Ora è in Burundi. Il primo maggio, del resto, lo aveva promesso. E, come sempre, quello che dice, fa: ha preso l’aereo da Milano Malpensa qualche giorno fa ed è partita. Nessuna crociera sul Nilo, nessuna meta turistica. Dopo un passaggio in Kenya, tra zebre e leoni, si è messa in una provincia poverissima a visitare, ad esprimere la sua competenza, a dare una mano concreta a chi ha bisogno di un’ottima dentista come lei.

Prima di pigliare il volo, un post su Fb: «Pronti per questa avventura. In questo viaggio spero di lasciare tante cose e di tornare a casa avendo bene in mente cosa sia l’essenziale».

Su Fb continua il suo reportage ed è seguitissima: da un piccolo paese della provincia, a uno dei luoghi più difficili, in cui si vivono le contraddizioni globali del nostro tempo. Marta fa quello che deve fare, dà il suo contributo, non maledisce il buio, ma accende una luce.

Ed apre un piccolo laboratorio ed un lettino per controllare carie, ascessi, il tartaro di troppo: «E abbiamo iniziato a lavorare», scrive, «c’è stato qualche problema con la lingua perché il grado di scolarizzazione è molto basso e in pochissimi parlano francese ma il mio assistente super sorridente è stato provvidenziale». La gente continuava ad arrivare, «ad un certo punto non sapevamo più dove metterli, ma ce l’abbiamo fatta e abbiamo visitato tutti».

Nel tempo libero osserva, conosce le persone, le abitudini, assapora umanità: «Una terra strana dove le donne lavorano tutto il giorno instancabilmente e non è raro vedere bimbe di 5-6 anni che portano in spalla fratellini neonati. È una terra piena di verde, con paesaggi che ti lasciano a bocca aperta e con persone felici con poco. È una terra che non ama particolarmente i bianchi, lavorando ci è capitato di vedere che qualche bimbo non voleva essere curato da noi, aveva paura».