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«Il direttore scarica le responsabilità» Zambrini non credibile

Il tribunale del Riesame conferma la misura cautelare  Emissioni di fatture false: è indagato con un clan di calabresi



Misura cautelare confermata per l’ex direttore della filiale dell’ex Banca Popolare di Vicenza (Bpv) a Busa di Vigonza, il vicentino Federico Zambrini, residente a Piovene Rocchette, finito agli arresti domiciliari da gennaio con gli esponenti di un’organizzazione criminale veneto-calabrese legata alle cosche (n’drine) capitanata da Antonino Bartucca e Giovanni Spadafora. Organizzazione specializzata nello spaccio, nell’emissione di fatture false per operazioni inesistenti e nel riciclaggio. ...

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Misura cautelare confermata per l’ex direttore della filiale dell’ex Banca Popolare di Vicenza (Bpv) a Busa di Vigonza, il vicentino Federico Zambrini, residente a Piovene Rocchette, finito agli arresti domiciliari da gennaio con gli esponenti di un’organizzazione criminale veneto-calabrese legata alle cosche (n’drine) capitanata da Antonino Bartucca e Giovanni Spadafora. Organizzazione specializzata nello spaccio, nell’emissione di fatture false per operazioni inesistenti e nel riciclaggio.



Anche se trascorsi sei mesi dal blitz il periodo di detenzione cautelare è concluso (il bancario è sottoposto alla misura più lieve dell’obbligo di presentazione periodica alla polizia giudiziaria), i giudici del Riesame hanno confermato l’impianto accusatorio contestato dal pm Benedetto Roberti. Durissimo il provvedimento del Riesame, nonostante Zambrini il 20 aprile scorso abbia tentato di difendersi accettando di essere interrogato dagli investigatori.



L’ex direttore aveva dichiarato che, se avesse voluto arricchirsi, «avrebbe potuto chiudere un occhio su diverse posizioni critiche». E aveva spiegato di aver ricevuto offerte di danaro per farlo. «Non è credibile» spiegano i giudici veneziani. Il motivo? Era stato spedito a Busa nel febbraio 2014 per gestire «sofferenze documentate e note ai vertici... Era suo interesse non attirare l’attenzione degli organi direttivi dell’istituto e gestire in modo rigoroso le sofferenze». Ancora: «Non risulta credibile che un direttore, appena arrivato, non controlli subito il raccoglitore Sos (Segnalazioni operazioni sospette)». In quel raccoglitore c’era la posizione di Bartucca, cliente decennale che aveva imbastito un giro di fatture false, strumento in grado di produrre la liquidità necessaria per comprare droga. «L’affermazione di Zambrini diretta a scaricare le responsabilità sul collega Longone (il cassiere Roberto Longone di Piove, pure indagato) non è attendibile...». In precedenza Zambrini si era difeso raccontando di essere stato minacciato da Bartucca. —