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Terrore per i conti che non tornano in ditta Anna Fasol: «Temevo mi dessero la colpa»

Di nuovo a casa, l’impiegata scomparsa per 2 settimane cerca di recuperare la normalità. Mistero sul presunto ammanco

CITTADELLA

«Avevo paura mi venisse data la colpa dei problemi nei conti dell’azienda». È la motivazione che avrebbe spinto Anna Fasol a lasciare per due settimane la sua casa, il lavoro e la famiglia. Per cercare silenzio, isolamento, solitudine. Via da tutto e da tutti. Quando domenica, alle 16, i carabinieri di Cittadella l’hanno scovata a Roma nel centro di accoglienza della Croce Rossa in via Ramazzini, a sud di Trastevere, ha spiegato di essersene andata perché aveva bisogno di rifletter ...

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CITTADELLA

«Avevo paura mi venisse data la colpa dei problemi nei conti dell’azienda». È la motivazione che avrebbe spinto Anna Fasol a lasciare per due settimane la sua casa, il lavoro e la famiglia. Per cercare silenzio, isolamento, solitudine. Via da tutto e da tutti. Quando domenica, alle 16, i carabinieri di Cittadella l’hanno scovata a Roma nel centro di accoglienza della Croce Rossa in via Ramazzini, a sud di Trastevere, ha spiegato di essersene andata perché aveva bisogno di riflettere. Questioni personali. E un pensiero assillante: l’angoscia sullo stato dei conti dell’azienda.



Impiegata nella ditta Allevamenti Barcarola di Tombolo, Anna Fasol aveva in mano la contabilità aziendale. Alle 14.10 di lunedì 30 luglio era attesa in banca per chiarire una serie di movimenti. Il cortocircuito è partito da lì, da quell’appuntamento al quale non si è presentata preferendo spegnere tutto: il telefono, i contatti con il marito Enzo Simonetto (i due avevano avuto un diverbio in mattinata) e con la figlia Marialaura (madre e figlia si sentivano ogni sera). La 59enne di Ca’ Onorai temeva contestazioni per le questioni finanziarie dell’azienda. Così ha lasciato l’auto nel piazzale della stazione di Cittadella salendo a bordo del treno delle 14.21 per Vicenza.



Quattro giorni dopo la scomparsa, una persona ha acquistato una scheda sim utilizzando la carta d’identità e il codice fiscale di Anna Fasol. La geolocalizzazione è scattata solo giovedì, quando la donna ha usato il cellulare: il segnale delle celle indicava un’area della Capitale. La pista romana era già tra le più battute dalle forze dell’ordine. Dopo un presunto avvistamento a Ciampino, l’1 agosto era arrivata una seconda segnalazione da parte di un romano che aveva letto in internet un articolo del Mattino. E si diceva sicuro di averla vista nella zona universitaria, vicino alla facoltà di Ingegneria.



La figlia è rientrata negli Usa la scorsa settimana. I carabinieri, che hanno sempre dato il massimo supporto ai familiari, avevano fornito elementi di rassicurazione. La giovane, laureata in Medicina e impegnata in un post dottorato all’Università di Miami in Florida, tra pochi giorni dovrà sostenere un esame importante.



Anna Fasol ora è a casa, con il marito. Nei giorni trascorsi a Roma si è arrangiata con un cambio. Il centro di accoglienza in via Ramazzini le era stato indicato in stazione Termini. «È arrivata chiedendo un letto per dormire, ci è subito sembrata una donna educata, non una sbandata. Ci ha confidato di aver avuto uno screzio in famiglia: aveva la necessità di prendersi una pausa per riflettere», ha raccontato una volontaria. Anna trascorreva le giornate facendo lunghe camminate, riflettendo sulle scelte da fare. Nel frattempo le ricerche proseguivano senza sosta. Domenica pomeriggio i carabinieri si sono presentati nel centro, una tendopoli attrezzata decorosamente. Quando ha visto i militari, Anna Fasol era sorpresa: non immaginava che il cerchio si chiudesse con tanta repentinità. Ha spiegato le sue ragioni e poi ha dato subito il suo consenso per essere riaccompagnata a casa. Nella serata, il rientro. Per quanto l’angoscia fosse collegata alle finanze della ditta per cui lavora, al momento non risulta alcuna denuncia nei suoi confronti.