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Bagnanti in Brenta il giorno dopo la tragedia

Ombrelloni aperti sulla spiaggetta lungo il tratto in cui un 26enne è affogato e l’amico ha rischiato la vita tentando di salvarlo





Non ci sono dubbi sulla morte di Danish Nadeem Asghar, il 26enne annegato sabato pomeriggio in Brenta, a due passi dal ponte tra Campo San Martino e Piazzola: i carabinieri hanno messo a disposizione dei familiari la salma del giovane pakistano, che tornerà a Bologna, non sarà necessario eseguire l’autopsia. Nel capoluogo emiliano viveva con la moglie, lì c’è anche il resto della sua famiglia: la vittima lavorava come autista nell’Alta Padovana, ma rientrava regolarmente a casa per il fine s ...

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Non ci sono dubbi sulla morte di Danish Nadeem Asghar, il 26enne annegato sabato pomeriggio in Brenta, a due passi dal ponte tra Campo San Martino e Piazzola: i carabinieri hanno messo a disposizione dei familiari la salma del giovane pakistano, che tornerà a Bologna, non sarà necessario eseguire l’autopsia. Nel capoluogo emiliano viveva con la moglie, lì c’è anche il resto della sua famiglia: la vittima lavorava come autista nell’Alta Padovana, ma rientrava regolarmente a casa per il fine settimana. Era quindi un caso che sabato fosse rimasto per qualche ora in riva al fiume.



Alle 17 ha fatto alcuni passi in acqua con un paio di amici, poi una buca e un mulinello lo hanno tradito, un connazionale che era con lui lo ha disperatamente afferrato per le mani, ma gli è scivolato.



Anche l’amico ha dunque sfiorata la morte in un luogo maledetto: nel corso degli anni diversi sono morti nello stesso punto. Solo un paio di settimane fa una mamma e la figlioletta hanno rischiato di finire travolte dalla corrente che ha una violenza spesso sottovalutata e mette in difficoltà anche i nuotatori più esperti.



Ieri mattina nella spiaggetta che si affaccia sul luogo della tragedia c’erano diverse persone. Enrico Armano, la moglie Carla Bertocco e la suocera Enrica Zambon sono frequentatori assidui del Brenta, arrivano da Chiesanuova e scelgono un luogo fresco e di silenzio, ideale per Enrico che ama pescare. «È un luogo paradisiaco, ma alcuni punti sono insidiosi. La corrente spinge, ci sono buche profonde, a mettere in difficoltà chi si avventura sono anche alghe ed erbe che si avvinghiano attorno al corpo. Ti incastri e sei limitato nei movimenti. L’acqua non è come quella del mare, si galleggia meno e dopo 5 minuti che nuoti sei stanco. È un fiume infame, bisogna stare attenti. A volte ci sono mamme e bambini e d’istinto li controlliamo per evitare che si avvicinino a punti pericolosi».



Ci sono i cartelli, ben visibili: divieto di balneazione, pericolo di morte. Può bastare? «La polizia provinciale è spesso qui, per controllare soprattutto le licenze di pesca, ma appena le forze dell’ordine se ne vanno tutto torna come prima. Il problema non è il Brenta, ma l’incoscienza delle persone», osserva Armano. Tudor Mustiazza arriva in bici da San Giorgio delle Pertiche. Si è tuffato anche ieri, non ha rinunciato, «ma mi guardo bene dall’allontanarmi dalla riva». «Due o tre volte all’anno porto qui il mio nipotino di cinque anni», spiega Sergio Favaro, da Camposampiero, «percorro l’Ostiglia in bicicletta. So quanto sia pericoloso il Brenta, quindi con il bimbo ci limitiamo a giocare facendo saltare i sassolini sull’acqua».



Roberto Rampazzo, detto Bob, è originario di Piazzola, ora vive a Curtarolo, e conosce perfettamente il fiume: «Frequento regolarmente il Brenta, ci sono nato. Ho visto la scena dell’annegamento di sabato pomeriggio: è stato agghiacciante vedere quelle mani che sprofondavano, angosciante, sono rimasto malissimo. Una soluzione», propone, «potrebbe essere quella di delimitare le zone dove il fondale va a picco, mettendo paletti o boe come al mare». —