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Impatto ambientale fase due dello studio sui Colli Euganei

La ricerca dell’Università di Padova, in collaborazione con Coldiretti, incentrata ora su monitoraggio dei territori di Baone e Cinto

BAONE

Sta entrando in queste settimane nella sua seconda fase lo studio relativo all’impatto ambientale dei cinghiali sui Colli Euganei, avviato dal Dipartimento territorio e sistemi agroforestali dell’Università di Padova.

La ricerca, che in collaborazione con Coldiretti coinvolge diverse aziende agricole del territorio a partire dalla zona di Cinto e Baone, è coordinata dal professor Paolo Tarolli. I rilievi proseguiranno fino a ottobre per geolocalizzare i punti interessati da evidente degr ...

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BAONE

Sta entrando in queste settimane nella sua seconda fase lo studio relativo all’impatto ambientale dei cinghiali sui Colli Euganei, avviato dal Dipartimento territorio e sistemi agroforestali dell’Università di Padova.

La ricerca, che in collaborazione con Coldiretti coinvolge diverse aziende agricole del territorio a partire dalla zona di Cinto e Baone, è coordinata dal professor Paolo Tarolli. I rilievi proseguiranno fino a ottobre per geolocalizzare i punti interessati da evidente degrado del suolo dovuto a cinghiali.

Il deterioramento del terreno causato da questi animali potrebbe provocare fenomeni di dissesto più o meno gravi, come erosione e smottamenti, in particolare durante precipitazioni molto intense.

«Per la prima volta stiamo mettendo a punto una mappa dettagliata, che può essere utile nella pianificazione di interventi per la manutenzione del territorio. Pensiamo ai danni provocati dai cinghiali in prossimità delle strade dell’area collinare», spiega Tarolli.

Nel 2017 sono stati individuati oltre 260 punti critici: per ciascuno sono state svolte più di 20 misurazioni. In questo modo è stato possibile determinare la profondità media di suolo degradato, che va da un minimo di alcuni centimetri ad un massimo di oltre un metro, e il potenziale volume medio di suolo rimosso, compreso tra uno e 10 metri cubi circa.

Intanto Coldiretti chiede di non abbassare la guardia sul problema dei cinghiali: «La situazione finora ha gravato sulle spalle degli agricoltori, i quali conoscono bene l’entità del degrado del suolo, fenomeno ora certificato dalla ricerca scientifica dell’Università di Padova. Non deve fermarsi il piano di abbattimenti avviato lo scorso anno per mettere un freno alla proliferazione degli ungulati, ancora presenti a migliaia nei Colli Euganei e in altre zone della provincia», dice il presidente Federico Miotto. —

D.P.