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«I sensi di colpa, la mia sfida più dura»

Enrico Bonaso, pilota di rally, nel 2016 ha ucciso uno spettatore in un incidente. Nel weekend è tornato a correre a Scorzè



Inferno, andata e ritorno. Con due anni di sensi di colpa, pensieri, a volte anche incubi. Enrico Bonaso, 43 anni tra qualche settimana, è tornato a guidare una macchina da rally a due anni dal tragico incidente nella leggendaria gara di San Marino edizione 2016, che costò la vita a uno spettatore. Dopo un rettilineo di qualche centinaio di metri Bonaso frenò per affrontare un tornante a sinistra ma le ruote anteriori si bloccarono per l’asfalto reso scivoloso dalla pioggia. Il pilota di Alb ...

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Inferno, andata e ritorno. Con due anni di sensi di colpa, pensieri, a volte anche incubi. Enrico Bonaso, 43 anni tra qualche settimana, è tornato a guidare una macchina da rally a due anni dal tragico incidente nella leggendaria gara di San Marino edizione 2016, che costò la vita a uno spettatore. Dopo un rettilineo di qualche centinaio di metri Bonaso frenò per affrontare un tornante a sinistra ma le ruote anteriori si bloccarono per l’asfalto reso scivoloso dalla pioggia. Il pilota di Albignasego perse il controllo della vettura, che finì per travolgere un gruppo di persone in quella che doveva essere una via di fuga. Enrico Anselmino, 57 anni, di Asti, perse la vita. Altri finirono all’ospedale.

La vicenda giudiziaria è durata un anno e mezzo, nel corso del quale l’avvocato Carlo Covi è riuscito a respingere l’accusa iniziale di omicidio colposo. Il tribunale ha stabilito che il pilota non aveva alcuna colpa. E che tutte le responsabilità sono da attribuire ai commissari di percorso che non avevano impedito agli spettatori di piazzarsi in quel punto.

In tutto questo lungo periodo Enrico Bonaso, che è anche titolare della carrozzeria “Al Ponte” di Albignasego, è sparito dalle gare di rally. È ricomparso questo fine settimana al 15° Rally Città di Scorzè. E la gente, la sua gente, l’ha acclamato come una star.

«Visto che sono stato prosciolto ho deciso di riprovare. La passione per i rally non è sparita altrimenti non sarei qui. Però non posso negare che per me in gara ora è tutto diverso. Dovevo capire se mi piace ancora correre», dice al termine della competizione. La gara non è finita nel migliore dei modi, visto che sabato ha preso una penalizzazione e ieri, con la Clio Maxi, è finito fuori strada terminando anzitempo. Ma comunque Enrico Bonaso porta il sorriso soddisfatto di chi si è tolto un peso. Un peso grande.

«Ho scelto di non correre per tutto questo tempo per rispetto delle persone coinvolte in quel maledetto incidente» ragiona Bonaso «È una questione di rispetto. Un uomo ha perso la vita. Per me non è stato facile. Non ero neppure libero mentalmente».

Il pilota veneto calca il mondo dei rally da oltre vent’anni. È amato e rispettato. Forte di questo ha costruito una carriera costellata di soddisfazioni. Lo choc è stato grande perché in un attimo è come se tutto fosse stato spazzato via, con una manovra sfortunata, in una giornata sciagurata. L’ansia e i sensi di colpa andavano affrontati e digeriti. Enrico Bonaso ha deciso di farlo in solitudine, rinunciando a quella che è la sua grande passione. Ma quando il giudice ha decretato che quella tragedia non è imputabile a lui, allora ha deciso che forse valeva la pena darsi un’altra possibilità, di riprovarci.

«Il rally di Scorzè era perfetto» dice. «Vicino a casa, quindi senza grandi trasferte. Due anni lontano dalle gare mi sono pesati molto ma devo dire che ho ricevuto un’accoglienza perfino commovente».

L’hanno baciato, abbracciato, hanno condiviso la sua foto su Facebook incorniciandola di complimenti e incoraggiamenti. «La cosa più importante di questi due giorni? Capire che mi vogliono ancora bene. Quanto a me, mi sono tolto ogni dubbio. Correre mi piace ancora. E ho deciso che ci sarò ancora, da qui in avanti». —