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Sottopasso di Ronchi Comune e Alissa trovano un accordo

Il municipio chiude la contesa sborsando 550 mila euro Il sindaco tira le somme: «L’opera è costata sei milioni»  

VILLAFRANCA PADOVANA

È finalmente giunta a conclusione, dopo un decennio, la contesa tra l’amministrazione comunale di ViIlafranca Padovana e la Alissa Costruzioni, che realizzò il sottopasso ferroviario a Ronchi.

Dopo anni di cause legali si è arrivati a una transazione: la ditta nel frattempo è stata posta in liquidazione e l’assemblea dei creditori ha accettato l’offerta economica avanzata dal Comune. In questo modo si riesce a chiudere una partita che è durata un decennio.

Il progetto ese ...

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VILLAFRANCA PADOVANA

È finalmente giunta a conclusione, dopo un decennio, la contesa tra l’amministrazione comunale di ViIlafranca Padovana e la Alissa Costruzioni, che realizzò il sottopasso ferroviario a Ronchi.

Dopo anni di cause legali si è arrivati a una transazione: la ditta nel frattempo è stata posta in liquidazione e l’assemblea dei creditori ha accettato l’offerta economica avanzata dal Comune. In questo modo si riesce a chiudere una partita che è durata un decennio.

Il progetto esecutivo per la realizzazione del sottopasso ferroviario, un’opera pensata per eliminare il passaggio a livello in via Mestrino, era stato approvato dalla giunta comunale di Villafranca il 18 novembre 2008 e affidato il 6 luglio 2009 alla società Alissa Costruzioni per un importo di due milioni e 950 mila euro. Pur con difficoltà e imprevisti (come il ritrovamento e la bonifica di una discarica che fece slittare l’opera di un anno), il sottopasso venne costruito (la sua inaugurazione risale, infatti, al luglio 2011).

LA BRETELLA

Si dovette però attendere l’anno successivo per vedere realizzata la bretella che dal cavalcavia porta direttamente al sottopasso: nel frattempo, infatti, il Comune di Villafranca, per riuscire a completare i lavori, aveva risolto il contratto con la Alissa e aveva realizzato a parte la bretella (costò 154 mila euro).

Ma la Alissa a sua volta dichiarò di aver speso, a causa di errori progettuali, tre milioni di euro in più dei tre previsti. E, soprattutto, li rivoleva dal Comune. Si arriva quindi al 2016, quando il tribunale di Padova, accogliendo parzialmente le richieste della ditta – che oggi è in liquidazione ed è amministrata da un curatore – condanna l’amministrazione municipale a risarcirla con circa 900 mila euro.

RICORSO IN APPELLO

Il Comune si oppone, fa ricorso in Appello, ottiene la sospensione della sentenza e propone una transazione finanziaria al curatore e al giudice fallimentare: 550 mila euro.

Un risarcimento che viene accolto dall’assemblea dei creditori e che pone la parola fine alla lunghissima vicenda. «Ci sono voluti quasi due miei mandati da sindaco per concludere questa lunga vicenda legale», commenta il sindaco Luciano Salvò, «che adesso possiamo definire conclusa. L’opera è costata quasi sei milioni tra lavori, bonifica, espropri e il collegamento stradale, coperti in gran parte da un finanziamento regionale e da uno delle ferrovie. Sono comunque tornato a Palazzo Balbi a chiedere un ulteriore contributo, che già era stato stanziato nel 2002 (per un importo di 1,2 milioni di euro), ma che mai potemmo incassare poiché i lavori iniziarono dopo sette anni, oltre i termini previsti per ottenerlo». —

Cristina Salvato

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