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West Nile, donna contagiata anche in città Disinfestazione nella zona di Brusegana

Individuata l’area infetta: è il polo scolastico di via Cave. Il Comune e l’Usl: «Niente allarmismi». Nel Veneto ieri 11 casi

C’è un caso anche in città. Dopo i tre in provincia – e in generale una diffusione più ampia di quella degli anni scorsi su scala regionale – la febbre da West Nile ha colpito anche a Padova, zona Brusegana, dove una donna da ieri è sotto osservazione.

i controlli

Il dipartimento di prevenzione dell’Usl 6 e il Comune hanno fatto partire i controlli per valutare il livello di infestazione del quartiere. Ma l’amministrazione fa sapere che non c’è allarme: il caso è uno, la rete di monitoraggio ...

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C’è un caso anche in città. Dopo i tre in provincia – e in generale una diffusione più ampia di quella degli anni scorsi su scala regionale – la febbre da West Nile ha colpito anche a Padova, zona Brusegana, dove una donna da ieri è sotto osservazione.

i controlli

Il dipartimento di prevenzione dell’Usl 6 e il Comune hanno fatto partire i controlli per valutare il livello di infestazione del quartiere. Ma l’amministrazione fa sapere che non c’è allarme: il caso è uno, la rete di monitoraggio funziona e l’unico accorgimento richiesto ai cittadini consiste nel non lasciare ristagni d’acqua nelle terrazze e nei giardini, perché quello è l’ambiente ideale per le larve delle zanzare.

AREE INTERESSATE

«Abbiamo effettuato una perlustrazione ad ampio raggio intorno a dove si è verificato il contagio, nei parchi e nelle aree verdi degli istituti scolastici», spiega l’assessore all’Ambiente Chiara Gallani. «I campionamenti hanno verificato che i tombini prossimi alle abitazioni e vicino alle aree comunali non evidenziano criticità. Abbiamo invece rilevato la presenza di zone d’infestazione nelle aree della scuola superiore San Benedetto da Norcia dove è presente un sistema di canalizzazioni, stagni e raccolte di acqua». E lì è intervenuta ieri nel tardo pomeriggio e fino a notte la ditta che fa la disinfestazione. La zona oggi sarà inaccessibile.

NUOVI CASI

Ieri il Centro di riferimento regionale per la genofenotipizzazione degli agenti infettivi e per la sorveglianza dei virus dell’Università di Padova ha individuato altre undici persone positive. Tra queste, ci sono anche donatori di sangue provenienti dal Polesine, da Cavarzere e da Legnaro. Il rischio è che siano sospese le donazioni per chi ha soggiornato nelle zone in cui è presente il virus. «Non bisogna allarmarsi», spiega il professor Giorgio Palù, «c’è un attento controllo del sangue e dei tessuti da donare. Il virus è in circolazione nel Veneto dal 2007, quando per la prima volta lo abbiamo isolato da un donatore di sangue di Rovigo. Ogni anno si verifica qualche caso, ma in queste ultime settimane si sta presentando una recrudescenza».

la diffusione

La maggior parte delle persone infette dalla cosiddetta febbre del Nilo non presenta alcun sintomo. «Il virus viaggia con gli uccelli e viene trasmesso dalla zanzara culex, la zanzara comune», aggiunge il professor Palù, «questa infezione tende a colpire il cavallo e l’uomo. L’infezione umana è in oltre l’80% dei casi asintomatica; nel restante 20% dei casi i sintomi sono quelli di una sindrome pseudo-influenzale, ma nell’1% l’infezione virale può provocare meningite o meningo-encefalite. Finora c’è stato un solo paziente grave nel Rodigino». Per individuare la presenza di West Nile nel sangue dei donatori esiste il test “Nat-Pcr”: se il risultato da positività agli anticorpi del virus, si sospende per 28 giorni il donatore. —





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