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Maltempo a Padova, 500 “cantieri” e due settimane per curare le ferite

Inizia la conta dei danni che saranno di alcuni milioni di euro. Problema caditoie, Ferraresso: l’acqua vuole il suo spazio

PADOVA. Non uno ma ben tre eventi di maltempo eccezionale, con accumuli consistenti e fortissime raffiche di vento. Padova in ginocchio sta cercando di rimettersi in piedi il prima possibile. Serviranno circa 500 interventi e, per tornare alla normalità, almeno due settimane.

La sofora schiantata in piazza Capitaniato a Padova



Il nubifragio più intenso, quello di sabato sera, ha visto piogge di 45 mm in m ...

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PADOVA. Non uno ma ben tre eventi di maltempo eccezionale, con accumuli consistenti e fortissime raffiche di vento. Padova in ginocchio sta cercando di rimettersi in piedi il prima possibile. Serviranno circa 500 interventi e, per tornare alla normalità, almeno due settimane.

La sofora schiantata in piazza Capitaniato a Padova



Il nubifragio più intenso, quello di sabato sera, ha visto piogge di 45 mm in mezz’ora, vale a dire 45 litri d’acqua a metro quadro. «È come una stanza di 4 metri per 4 invasa da 720 litri d’acqua», spiega il sindaco Sergio Giordani. Gli impianti idrovori, gestiti dal Consorzio di bonifica, sabato hanno scaricato 350 mila metri cubi d’acqua nei fiumi.

Dopo la tempesta, tree climbers al lavoro in piazza Capitaniato



I danni stimati sono nell’ordine di alcuni milioni. Per avere la cifra esatta bisognerà attendere la procedura dello “stato di crisi” dichiarato dal governatore Zaia. I cittadini avranno alcuni mesi di tempo per presentare le richieste di risarcimento. «Voglio ringraziare tutti quelli che si sono mobilitati – prosegue il primo cittadino – La città ha reagito con grande spirito e solidarietà». I danni si possono dividere in quattro categorie: gli edifici danneggiati, in molti casi con il mobilio da buttare; i beni privati, come auto e altri mezzi, colpiti da alberi o detriti; gli ingenti danni al patrimonio arboreo; e i problemi alle infrastrutture come strade e rete elettrica.



Gli edifici pubblici hanno retto abbastanza bene. C’è una finestra rotta al Bo, qualche infiltrazione al Pedrocchi e negli edifici comunali come lo Zuckermann e Palazzo Moroni, dove è inagibile l’ufficio dell’assessore allo sport Diego Bonavina.

Le sensazionali foto della bomba d'acqua in arrivo su Padova


Gli allagamenti di case private sono a macchia di leopardi in varie zone della città. I più gravi in via San Salvatore a Camin e via Ca’ Rinaldini a Montà. Per quanto riguarda i danni fisici c’è un terrazzino danneggiato in via Raggio di Sole, più molti cancelli e recinzioni.

Il terzo nubifragio di domenica sera ha dato il colpi di grazia a molti alberi già in condizioni precarie. L’assessore all’ambiente Chiara Gallani ha deciso la chiusura di alcuni parchi per controlli: Iris, Miclovich, Roncajette, Racini e in parte il parco degli Alpini. I controlli sono ovviamente partiti dagli alberi di aree verdi e strade. Ed è iniziato già ieri mattina il lavoro di “tree-climbing” in piazza Capitaniato: «Mi piange il cuore a vedere la sophora schiantata, un albero di quasi 200 anni che avevamo controllato appena una settimana fa», si è sfogato Giordani.

In città Enel ieri mattina aveva rialimentato tutte le utenze, tranne un edificio in via Raggio di Sole. Mentre, per quanto riguarda l’illuminazione pubblica, HeraLuce con tre squadre ha fatto 50 interventi, mettendo in sicurezza 4 cabine di media tensione. Restano però oltre 100 punti luce disattivati in città.

Ieri pomeriggio è stato liberato l’ultimo sottopasso allagato, quello di via delle Gramogne, dietro “Padovaland”. Sabato quelli più critici sono stati via Donali e via Capitello. Domenica notte invece ci sono volute molte ore per svuotare via Fornaci. Le squadre del settore manutenzioni del Comune sono in campo per ripristinare le buche nelle strade e i segnali stradali caduti.

Domenica sera i punti più critici per gli allagamenti sono stati via Crescini, via Forcellini (angolo Sografi) e parco delle Farfalle. «La criticità sono state le caditoie che si intasano in breve tempo. Bisognerà ripensare alla loro conformazione, ma soprattutto dobbiamo imparare che l’acqua ha bisogno del suo spazio» spiega Paolo Ferraresso, presidente del Consorzio Bacchiglione. Per pulirle in questi tre giorni hanno operato circa 15 persone di AcegasApsAmga con spazzatrici e attrezzature per rimuovere le foglie. —