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«Date alle coop il capannone e facciamo un progetto vero»

L’appello di Franco Bissato (Evt) per lo stabile che l’Ipas non ha mai utilizzato «Il rischio è che resti chiuso per anni. Riportiamo qui la giustizia e la legalità»

MONSELICE. «Date a noi quell’immobile, riportiamo giustizia e legalità e soprattutto garantiamo davvero un percorso di inclusione sociale». La voce è di Franco Bissaro e il riferimento è per il capannone di via Umbria, finito nel mirino di Regione e Corte dei Conti. Bissaro è figura autorevole nel mondo del sociale: per anni direttore e anima della Fondazione Irea Morini Pedrina, oggi è consigliere dell’ente nazionale Scuola Centrale Formazione e presidente di Evt, consorzio nato per sostene ...

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MONSELICE. «Date a noi quell’immobile, riportiamo giustizia e legalità e soprattutto garantiamo davvero un percorso di inclusione sociale». La voce è di Franco Bissaro e il riferimento è per il capannone di via Umbria, finito nel mirino di Regione e Corte dei Conti. Bissaro è figura autorevole nel mondo del sociale: per anni direttore e anima della Fondazione Irea Morini Pedrina, oggi è consigliere dell’ente nazionale Scuola Centrale Formazione e presidente di Evt, consorzio nato per sostenere l’accesso alle competenze e al lavoro per giovani e adulti con disabilità.

UN PROGETTO MAI PARTITO. Sul capannone di via Umbria invece il discorso è complesso: l’edificio è di proprietà della cooperativa Ipas di Monselice, legata all’imprenditore piovesano Moreno Lando. Nel 2011 Ipas ha ottenuto 4,2 milioni di euro con un bando regionale per avviare, in quello stabile da 3.500 metri quadri, un progetto lavorativo che avrebbe dovuto coinvolgere detenuti, ex carcerati, disabili e disoccupati over 50. Il progetto, tuttavia, non è mai stato avviato – per carenza di commesse, ha spiegato più volte Lando – e così il finanziamento da 4,2 milioni di euro è finito al centro di un’indagine. Ipas è stata accusata di aver avuto accesso ai fondi grazie alla promessa di occupare categorie disagiate, senza però farlo e anzi avviando un’attività imprenditoriale nel settore della logistica.

LA CONDANNA. Nelle scorse settimane la Corte dei Conti ha quindi condannato Lando e Ipas al pagamento di 4 milioni 116 mila euro alla Regione. «È bene ricordare che il progetto di Ipas ha preceduto nella graduatoria di quel famoso bando regionale un nutrito numero di cooperative e fondazioni della Bassa padovana, che avevano presentato altri percorsi di inclusione sociale e che non hanno ottenuto nemmeno un euro», spiega Bissaro. «Fondazione Irea Morini Pedrina di Este, Fondazione Franchin Simon di Montagnana, Alambicco di Conselve e Giovani Amici di Solesino, realtà di riferimento nella Bassa, sono state fortemente penalizzate da quell’esclusione. Qualcuno si era anche esposto finanziariamente perché era sicuro di ottenere il finanziamento, forse di un progetto credibile e sostenibile».

ma il rimedio c’è. Ora esiste la possibilità di riparare a quel danno. «Il rischio è che quell’edificio di via Umbria rimanga lì per anni tra ricorsi legali e cavilli burocratici, e che magari poi finisca all’asta per una cifra irrisoria», incalza Bissaro. «Da qui la proposta: la Regione si prenda l’immobile e lo dia a cooperative e fondazioni surclassate da Ipas in quel bando. Siamo pronti – e mi prendo in carico l’onere di creare anche un consorzio per gestire questa iniziativa – ad avviare in questo stabile un vero progetto di inclusione lavorativa: a noi le risorse umane non mancano. I sindaci che conoscono la vicenda ora ci aiutino a riportare la legalità». —

Nicola Cesaro.