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Il “limen” padovano disputato fra le città dove Arnaldo affrontava Ezzelino

Il borgo diede i natali al valoroso abate di Santa Giustina e affrontò battaglie, invasioni e persino la guerra delle acque 

FRANCESCO JORI

Il nome cominciava per A, come Andreotti. Altrettanto precoce quanto longevo nell’esercizio del potere, a quanto pare, se è vero che Arnaldo, nato a Limena nel 1185, ad appena 24 anni di età era già diventato abate del prestigioso monastero benedettino di Santa Giustina in Padova, uno dei principali centri spirituali ma anche di potere dell’epoca in tutta Italia; ed era destinato a ricoprire tale strategico incarico per 46 anni filati. Dimostrò di meritarselo, d’altra parte: si ...

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FRANCESCO JORI

Il nome cominciava per A, come Andreotti. Altrettanto precoce quanto longevo nell’esercizio del potere, a quanto pare, se è vero che Arnaldo, nato a Limena nel 1185, ad appena 24 anni di età era già diventato abate del prestigioso monastero benedettino di Santa Giustina in Padova, uno dei principali centri spirituali ma anche di potere dell’epoca in tutta Italia; ed era destinato a ricoprire tale strategico incarico per 46 anni filati. Dimostrò di meritarselo, d’altra parte: si diede un gran da fare per la bonifica e irrigazione di ampi terreni, e per creare posti di lavoro; sul piano politico seppe tener testa a un tipo come Ezzelino da Romano. Anche se alla fine fu quest’ultimo a prevalere, alla faccia della scomunica ricevuta da papa Gregorio IX: alla quale rispose cacciando l’abate in galera nella rocca di Asolo e lasciandolo marcire lì dentro per otto anni, fino alla morte.

Arnaldo è solo uno dei personaggi eccellenti su cui può contare Limena, comune posto ai confini con Padova, come indica con tutta evidenza il suo nome: che deriva dal latino “limes”, appunto confine, rappresentato dal corso del Brenta che fornisce una barriera naturale tra un territorio e l’altro.



Ma ogni limite è fatto per essere superato: così già in epoca romana una strada corre lungo la Valle Medoaci (Medoacus è il nome dato all’epoca al Brenta), per garantire i collegamenti tra Padova-Patavium e il nord del Veneto; arteria utilizzata sia per i traffici destinati anche Oltralpe, che per consentire la transumanza delle pecore, fornitrici dirette di una materia prima come la lana che in città alimenta un’industria tessile di rilevanti proporzioni.

Sono comunque flash affidati a ritrovamenti sparsi: per trovare il primo documento nero-su-bianco dell’esistenza di Limena bisogna attendere il 20 aprile 918, quando l’allora re d’Italia Berengario conferma ai canonici di Padova una serie di proprietà e di introiti dell’intera zona, incluse le tasse che i barconi che trasportano le merci devono pagare per poter navigare lungo il Brenta.



In quella fase esiste già anche una pieve, attorno alla quale comincia a riorganizzarsi la vita civile della comunità, assieme a quella religiosa; ma a un certo punto pure essa diventa oggetto di una partita più ampia tra padovani e vicentini, nemici storici, destinata a durare a lungo: la chiesa passa sotto giurisdizione berica, e torna alla casa-madre padovana soltanto quando interviene di persona papa Adriano IV, nel 1157, per mettere d’accordo i due litiganti.

Solo che le guerre continuano, spostandosi su terreni ben più scottanti, e alla partita si aggiunge pure Verona: tra il fatto di essere a ridosso di Padova e quello di essere attraversata dal Brenta, la malcapitata Limena si trova esposta a ogni genere di scorrerie; posizione che si aggrava addirittura nel 1314, quando Padova scava un canale artificiale, il Brentella, soprattutto in chiave militare: serve infatti per collegare Brenta e Bacchiglione, come contromisura al fatto che i vicentini hanno imparato a bloccare le acque di quest’ultimo, deviandole nel corso in modo da impedire alla città sia il normale rifornimento idrico che la forza motrice necessaria per far girare i mulini.



Per giunta, proprio all’imboccatura del Brentella viene costruito un castello, che militarizza ancor più Limena, esponendola ad attacchi ricorrenti pure nei secoli successivi: come accade ad esempio nel 1509, quando durante la guerra della Lega di Cambrai contro Venezia le truppe dell’imperatore Massimiliano prendono d’assalto il paese, radendo al suolo lo stesso castello. —

(44, continua)