Mazzette, il destino di Renzo Dalla Costa in ballo il 10 ottobre

Il gup Elena Lazzarin deciderà se mandare a processo l’ex dirigente dell’Ufficio immigrazione della questura accusato di incassare tangenti

Comparirà il prossimo 10 ottobre davanti al gup Elena Lazzarin chiamata a decidere se mandarlo a processo o eventualmente giudicarlo con un rito alternativo. L’imputato è Renzo Dalla Costa, il 50enne dell’Alta Padovana, ex sovrintendente capo della polizia in servizio nell’Ufficio immigrazione della questura di Padova e poi trasferito nell’ufficio logistico di fronte ai primi pesanti sospetti sul suo operato, finito sotto inchiesta e poi in carcere per un giro di tangenti incassate in cambio di permessi di soggiorno.

Un’inchiesta che ha fatto emergere una vera e propria cricca formata da uomini dello Stato (poliziotti), professionisti e stranieri organizzati per produrre quei falsi documenti indispensabili a regolarizzare la permanenza di stranieri in Italia anche quando mancavano i presupposti. Qualche esempio? La mancanza di un contratto di lavoro e nessuna conoscenza della lingua italiana richiesta espressamente dalle norme come di una residenza. Bastava pagare, dai 900 euro per un singolo ai 2.500 euro in caso di più persone dello stesso nucleo: tutte le “caselle” richieste dalla legge per passare da clandestini a regolari erano compilate nel modo giusto e il permesso garantito.


Tra le accuse di cui Dalla Costa è chiamato a rispondere, il concorso continuato in corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio nonché il falso ideologico e materiale. Dalla Costa riceveva soldi da un mediatore cinese, Xinmiao Chen detto Matteo e da Diana Curjos, salvo poi girare alcune somme a un impiegato amministrativo dell’Ufficio Pierangelo Capuzzo.

In questo modo il sovrintendente arrotondava lo stipendio, portandosi a casa, in più, anche seimila euro in un mese. Dalle verifiche oltre 400 cinesi clandestini sarebbero stati regolarizzati grazie ai falsi commessi (non solo) da Dalla Costa.

Secondo il pubblico ministero Sergio Dini, che ha coordinato l’inchiesta, Dalla Costa avrebbe accumulato un tesoretto di quasi 200 mila euro. —

CRI.GEN.

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