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Ragazzo investito e abbandonato «Non lo vidi, poi fu choc totale»

Interrogata nuovamente la diciannovenne che scappò dopo l’incidente Ihab Abou El Seoud morì annegato, lei si costituì soltanto il giorno dopo

piombino dese

«Era buio, non l’ho proprio visto. Dopo lo schianto ero in uno stato di choc»: la diciannovenne di Trebaseleghe indagata per omicidio stradale e omissione di soccorso per la morte di Ihab Abou El Seoud, 18 anni, è stata nuovamente interrogata dai carabinieri. A chiedere che la ragazza fosse sentita ancora una volta dagli investigatori è stato il suo legale, l’avvocato Fabio Pinelli. Il pubblico ministero Luisa Rossi ha accolto la richiesta, delegando quindi i carabinieri a sv ...

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piombino dese

«Era buio, non l’ho proprio visto. Dopo lo schianto ero in uno stato di choc»: la diciannovenne di Trebaseleghe indagata per omicidio stradale e omissione di soccorso per la morte di Ihab Abou El Seoud, 18 anni, è stata nuovamente interrogata dai carabinieri. A chiedere che la ragazza fosse sentita ancora una volta dagli investigatori è stato il suo legale, l’avvocato Fabio Pinelli. Il pubblico ministero Luisa Rossi ha accolto la richiesta, delegando quindi i carabinieri a svolgere l’interrogatorio.



L’incidente in cui ha perso la vita il diciottenne, che abitava con la famiglia a Piombino Dese, risale alla notte del 31 marzo. Ihab, che frequentava il secondo anno del corso Alberghiero all’Enaip di Noale (Venezia), quella sera stava rientrando a casa con la sua bicicletta dal ristorante di Trebaseleghe dove lavorava come stagista. All’improvviso, nel buio di via Gattoeo che collega Silvelle a Torreselle Ihab viene centrato da dietro da un’auto. È una Mercedes Classe A, ma lo si scoprirà solo il giorno successivo, quando la ragazza che era al volante si presenta dai carabinieri per costituirsi. Ihab fa un volo di almeno venti metri, cade nel fossato che costeggia la via. È il padre a trovarlo ormai privo di vita in quel fosso intorno alle 2 di notte.



Poteva essere salvato Ihab? Se la diciannovenne invece di allontanarsi avesse prestato soccorso, chiamando il 118, quel ragazzo sarebbe ancora vivo? È il cruccio che toglie da quella maledetta notte il sonno a papà Sarwat e mamma Laila. Perché l’autopsia - eseguita dal professor Guido Viel dell’Istituto di Medicina legale di Padova - avrebbe rivelato l’assenza di traumi, solo qualche lieve contusione ai polmoni. Ma soprattutto l’enfisema polmonare acuto che lascia pochi dubbi: annegamento.



Nei giorni scorsi la diciannovenne di Trebaseleghe è tornata dai carabinieri per ricostruire quanto accaduto quella notte in cui una vita è stata spezzata e un’altra rovinata per sempre. —