Acciaierie Venete riaperte operai con il lutto al cuore

Lo stabilimento ha ripreso la produzione dopo l’infortunio costato la vita a Sergiu e ferito Marian: «E’ brutto lavorare dove è morta una persona ma bisogna farlo» 

Il giorno del rientro al lavoro è arrivato per i dipendenti delle Acciaierie Venete. Ieri mattina lo stabilimento di riviera Francia, chiuso in seguito al gravissimo incidente sul lavoro che è costato la vita a un operaio e che tiene appeso a un filo in un reparto di Terapia Intensiva un altro, ha ripreso la produzione, seppur a regime ridotto. Dopo un mese gli operai hanno potuto riprendere la loro quotidianità, ma non a cuor leggero. Ritornare sul posto di lavoro dopo una tragedia di questa portata non è facile. E a ricordarla c'è uno striscione appeso proprio ai cancelli dell'azienda. L'hanno lasciato loro, i colleghi di Sergiu Todita, il lavoratore morto, e di Marian Bratu, quello che tuttora rimane in condizioni gravissime. C'è scritto: "Todita Sergiu è stato un onore conoscerti, sarai sempre nei nostri cuori". E poi: "Basta morti bianche". Sotto, una fila di lumini rossi della Madonna e di Padre Pio insieme ad un mazzo di fiori bianchi con una fascia che riporta: "Nei nostri cuori. Ciao eroe". I dipendenti delle Acciaierie passano proprio di fronte al cancello con il ricordo di Sergiu. Sia quando arrivano al lavoro, sia quando se ne vanno. «Sono stato sulle Torri Gemelle prima che venissero buttate giù, poi ci sono tornato dopo l'attentato. Ho provato un magone, lo stesso magone che provo adesso tornando al lavoro dopo quello che è successo», racconta Stefano che lavora alle Acciaierie Venete da 6 anni. «Io sono nel settore della lavorazione a freddo, ma qua ci conosciamo tutti. Conoscevo bene Sergiu e conosco Marian. Brave persone, padri di famiglia, come la maggior parte qua». Roberto allo stabilimento di riviera Francia lavora da ben 28 anni. Fa il manutentore e alla domanda se sia pericoloso, risponde: «Non è un negozio di bomboniere. Bisogna stare attenti, tutto può essere pericoloso». Certo nessuno degli operai pensava potesse accadere un tale dramma. «C'era anche prima una procedura di sicurezza. Adesso è stata potenziata», dice Andrea, carrellista assunto da quattro mesi. «Quando c'è stato l'incidente non ero in sede. E' brutto lavorare dove è morta una persona, fa pensare, ma d'altronde non si può rimanere a casa. Abbiamo tutti bisogno di lavorare». Sono le 13.30 e mentre Andrea esce dallo stabilimento al termine del turno, entra Angelo, pronto per iniziare. «Lavoro nello stesso settore di Sergiu e Marian. Sono qua da 20 anni, li conoscevo bene», dice provato. «Purtroppo non si torna indietro. Ora non resta che ricominciare a lavorare. Sono anche curioso di testare la nuova procedura di sicurezza». E anche lui entra alla Acciaierie, non prima di aver dato uno sguardo allo striscione in ricordo di Sergiu.

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