«Dodici mensilità di paga per i termali»

Fisascat Cisl chiede all’Inps di riconoscere il contratto part time verticale per chi lavora solo undici mesi all’anno

ABANO TERME. La Fisascat Cisl chiede con forza all’Inps di riconoscere il contratto part time verticale, con circa 11 mesi di lavoro garantito per i dipendenti del bacino termale Euganeo, che garantisca loro 12 mesi di contribuzione. «L’Inps non vuole riconoscere un diritto sancito dalla Corte di Cassazione e un accordo che già abbiamo con alcune aziende alberghiere del territorio termale euganeo», sbottano Marco Bodon e Francesca Pizzo. «Siamo pronti per i contratti a tempo indeterminato, con aziende che rimangono aperte 10 mesi e mezzo/11 a rinunciare all’ammortizzatore sociale per mese di retribuzione in cambio almeno della spalmatura dei contributi nei 12 mesi dell’anno. Molti albergatori sono già d’accordo, ma l’Inps non ne vuole sapere e ci ha detto di fare ricorso alla Corte Europea».

Un esperimento simile era stato adottato all’Hotel Bristol Buja di Abano. In questo momento stanno aumentando le richieste di modifica contrattuale a fronte della chiusura da parte dell’Inps sul territorio in merito agli ammortizzatori sociali. L’impossibilità, da parte delle aziende, di garantire 12 mesi retribuiti, li obbliga a scegliere alternative diverse e ad oggi quella migliore per le aziende che intendono destagionalizzare è il part-time verticale (tempo pieno solo per alcuni giorni al mese o in determinati periodi dell’anno). Tuttavia questa tipologia contrattuale prefigura delle criticità dal punto di vista dei diritti previdenziali perché non garantisce la copertura contributiva come per chi lavora con un part time orizzontale. Proprio per questo la Fisascat Cisl Nazionale ha inviato al Parlamento Europeo un mese fa una petizione. Ad oggi l’Inps prevede un trattamento contributivo previdenziale diverso per le due tipologie di lavoratori: i part time orizzontali infatti possono vantare il riconoscimento dell’anzianità contributiva calcolata sull’intero anno (52 settimane), i verticali invece solo per i periodi che risultano effettivamente lavorati.


Non essendoci una legge specifica sul calcolo contributivo per questi ultimi, l’Inps continua ad attenersi ad una sua circolare del 1986 che prevede l’esclusione dei giorni non lavorati. «La decisione di rivolgersi al Parlamento Europeo si è resa necessaria per la Fisascat (che rappresentando il settore del terziario ha tra i propri iscritti buona parte dei “verticali ciclici”) dopo l’atteggiamento sordo che il ministero del Lavoro aveva mantenuto di fronte alle richieste dei sindacati e dei patronati di porre attenzione sul tema», concludono i due sindacalisti della Fisascat Cisl. «Per far valere i propri diritti previdenziali molti lavoratori si sono visti costretti in questi anni a rivolgersi al giudice. È indispensabile coinvolgere tutti gli attori del territorio, comprese le amministrazioni pubbliche, oggi più sensibili alle tematiche di sviluppo del territorio, avendo costituito l’Ogd Terme e Colli, struttura idonea alla definizione di un prodotto turistico allineato ai tempi e alla domanda».

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