«Del caso Exo ora si occupi il ministero»

MASERÀ. «Andiamo a Venezia con l’intenzione di chiedere che il caso arrivi direttamente al ministero dello Sviluppo Economico». Hanno le idee chiare i lavoratori della Exo Italia e i rappresentanti...

MASERÀ. «Andiamo a Venezia con l’intenzione di chiedere che il caso arrivi direttamente al ministero dello Sviluppo Economico». Hanno le idee chiare i lavoratori della Exo Italia e i rappresentanti sindacali convocato per venerdì pomeriggio in Regione dall’assessore al lavoro Elena Donazzan per aprire il tavolo di crisi dopo l’annuncio dell’azienda del licenziamento collettivo di 56 persone.

La multinazionale statunitense Crocs, produttrice delle note ciabatte multicolore in plastica, ha comunicato una decina di giorni fa la chiusura dell’intero reparto di produzione della Exo Italia, azienda che conta poco meno di novanta dipendenti. A restare a casa saranno tutti i 53 operai e addetti alla logistica insieme a tre amministrativi. Nello stabilimento di Maserà, o forse altrove, continueranno a lavorare i circa 30 dipendenti dell’ufficio stile e progettazione. La settimana scorsa i dirigenti della Exo avevano cercato di aggirare il presidio permanente davanti alla sede di via Albarella convocando i lavoratori non licenziati in un albergo di Montegrotto. Ma sono stati scoperti dagli altri dipendenti e dai loro rappresentanti sindacali e “convinti” a desistere da una manifestazione inscenata davanti all’hotel. Incassata la solidarietà e l’appoggio di parlamentari, deputati europei e consiglieri regionali, ora i sindacati Filctem Cgil e Femca Cisl chiederanno all’assessore Donazzan di attivare subito il tavolo di crisi e di portare il caso a Roma, all’attenzione del governo. «Siamo di fronte a un esempio di delocalizzazione selvaggia», accusano Luca Rainato della Cgil e Fabrizio Da Lio della Cisl, «in cui un’azienda in buona salute, con fatturato e utile in crescita, decide di cessare l’intera produzione e trasferirla all’estero, in questo caso in Bosnia, Cina e Nicaragua, solo per aumentare i profitti, sulla pelle di decine di lavoratori». (n.s.)


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