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«Mi sparo»: salvato dai carabinieri

Deciso a uccidersi: la fidanzata allerta il 112, i militari lo convincono a desistere

PONTELONGO. Salvato dai carabinieri mentre minaccia di spararsi. Lunedì pomeriggio i militari di Piove di Sacco hanno salvato la vita di un trentenne che, con un inquietante messaggio inviato alla fidanzata, aveva annunciato di volerla fare finita. La ragazza, disperata, ha subito chiamato il 112, rivelando tutte sue preoccupazioni per la salute del compagno che da poco si era allontanato da casa con la propria pistola regolarmente detenuta. La donna ha anche aggiunto che il fidanzato stava ...

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PONTELONGO. Salvato dai carabinieri mentre minaccia di spararsi. Lunedì pomeriggio i militari di Piove di Sacco hanno salvato la vita di un trentenne che, con un inquietante messaggio inviato alla fidanzata, aveva annunciato di volerla fare finita. La ragazza, disperata, ha subito chiamato il 112, rivelando tutte sue preoccupazioni per la salute del compagno che da poco si era allontanato da casa con la propria pistola regolarmente detenuta. La donna ha anche aggiunto che il fidanzato stava attraversando un periodo particolarmente difficile. Temeva che effettivamente potesse commettere qualche pazzia. Compresa immediatamente la gravità della vicenda, i militari hanno iniziato a setacciare il territorio. Nel frattempo, il militare di servizio alla centrale operativa, lo stesso che aveva raccolto la richiesta di aiuto della donna, è riuscito a contattare al cellulare il ragazzo. Con grande sensibilità, è riuscito a instaurare un dialogo, cercando di farlo desistere. I carabinieri del Norm, in quegli stessi drammatici istanti, hanno individuato la moto dell’uomo in una zona isolata, nelle vicinanze di un casolare abbandonato. Lui era lì, fermo, con la pistola in mano e il colpo in canna. «Abbiamo deciso, con tutte le cautele, di avvicinaci», ha raccontato il brigadiere capo Andrea Colozza, impegnato insieme con un collega direttamente nel delicatissimo intervento, «chiedendogli il permesso e cercando di acquisire la sua fiducia. Con il collega che mi proteggeva, l’ho raggiunto e abbiamo iniziato a parlare. Sono riuscito a fargli posare l’arma che abbiamo subito raccolto e messo in sicurezza». Ai carabinieri dell’Aliquota Radiomobile il giovane spiegava di aver avuto un momento di sconforto, di essere loro grato per avergli di fatto salvato la vita e di accettare di buon grado le cure mediche, nel tentativo di ritornare alla sua vita serena. È stato portato in ospedale e ricoverato.

«Sono cose», ha aggiunto il brigadiere capo, «che segnano, visto cosa volere fare. Ci ha ringraziato e noi abbiamo ringraziato lui, visto che era una situazione molto particolare. Il momento più delicato è quando trovi una persona che non conosci, che non sai come può reagire e ha un’arma carica in mano. Al momento non ci pensi, ma quando tutto è finito, il pensiero di quello che poteva accadere, a lui e a noi, è forte. È comunque nostro dovere salvaguardare la vita delle persone e qualsiasi collega si sarebbe comportato allo stesso modo». (al. ce.)