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Nello schianto morì un bambino: il padre aveva assunto morfina

L’imputazione è di omicidio stradale, il pm Randolo chiede il processo per Fabio Candiotto: «Non era in condizione di mettersi alla guida dell’auto con cui provocò l’incidente in A13»

DUE CARRARE. Negligente alla guida, e forse anche imprudente, a causa «della recente assunzione di morfina».

Se era sobrio dall’alcol, non era in una condizione fisica tale da poter stare al volante Fabio Candiotto, il 38enne pordenonese di Pravisdomini protagonista di un incidente stradale costato la vita al figlioletto Tommaso, 10 anni appena.

Ecco perché l’uomo ora rischia il processo per l’accusa di omicidio stradale: la richiesta è stata formulata dal pm padovano Daniela Randolo, titolare ...

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DUE CARRARE. Negligente alla guida, e forse anche imprudente, a causa «della recente assunzione di morfina».

Se era sobrio dall’alcol, non era in una condizione fisica tale da poter stare al volante Fabio Candiotto, il 38enne pordenonese di Pravisdomini protagonista di un incidente stradale costato la vita al figlioletto Tommaso, 10 anni appena.

Ecco perché l’uomo ora rischia il processo per l’accusa di omicidio stradale: la richiesta è stata formulata dal pm padovano Daniela Randolo, titolare dell’inchiesta sulla morte del bambino residente con la mamma Annalisa Antonini ad Annone Veneto (Venezia).

È il 18 dicembre 2016 intorno alle 16, intorno una fitta nebbia, la Lancia Y con a bordo il papà, un’amica e il figlio di lui, che gioca sul sedile posteriore, sta percorrendo l’autostrada A13 in direzione di Padova nel territorio comunale di Due Carrare. D’improvviso, senza un apparente motivo, l’auto tampona la vettura che la precede, la Volkswagen Polo condotta da un quarantenne di Solesino. Volkswagen che non aveva frenato e stava marciando a velocità regolare. L’impatto è violento, la Y ruota e si ribalta più volte, Tommaso schizza fuori dall’abitacolo attraverso il tettuccio a vetro che infrange con la testa. La tragedia è provocata dal fatto che il bambino avrebbe dovuto essere legato con la cintura di sicurezza dopo essere stato seduto su un apposito “rialzo” come prevede il codice stradale nel caso il passeggero abbia un’altezza inferiore ai 150 centimetri. Quel volo finisce sull’asfalto e per Tommaso non c’è nulla da fare. Ferito non grave il papà; solo lievi contusioni per l’amica.

La procura dispone una consulenza tecnica e anche gli esami sul genitore. Viene accertata la violazione quanto alla cintura poi i referti svelano la recente assunzione di morfina che, secondo gli inquirenti, non sarebbe risultata somministrata in ospedale.

Da qui la contestazione del reato nei confronti del papà di aver guidato in modo negligente e imprudente per lo stato di alterazione psicofisica dovuta alla sostanza stupefacente. Uno stato che non gli avrebbe consentito di adeguare la velocità di marcia al traffico e alle condizioni ambientali. Come e in quali circostanze abbia assunto la morfina, sarà Fabio Candiotto a doverlo spiegare e giustificare. Chi guida, infatti, non può né bere oltre una certa soglia: il limite è di 0.50 microgrammi di alcol nel sangue anche se il reato penale scatta oltre gli 0.80 (prima c’è solo una violazione amministrativa). Per qualsiasi tipo di droga, invece, il divieto è assoluto per chi sta al volante: non si può guidare e basta.