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Zio e nipote rinviati a giudizio

Per lesioni personali e concorso in duplice tentato omicidio

ARRE. Saranno processati davanti al tribunale di Padova il 14 novembre Dino Torrinunti, 51 anni di Solesino, e la nipote Giammaica Marcato, 35 di Arre, accusati di lesioni personali pluriaggravate e continuate e concorso in duplice tentato omicidio oltre a porto in luogo pubblico di un’arma da sparo, una pistola di fattura artigianale calibro 22 (entrambi difesi dal legale Gian Luigi Pieraccini). Lo ha deciso il gup padovano Mariella Fino che ha accolto la richiesta di rinvio a giudizio del ...

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ARRE. Saranno processati davanti al tribunale di Padova il 14 novembre Dino Torrinunti, 51 anni di Solesino, e la nipote Giammaica Marcato, 35 di Arre, accusati di lesioni personali pluriaggravate e continuate e concorso in duplice tentato omicidio oltre a porto in luogo pubblico di un’arma da sparo, una pistola di fattura artigianale calibro 22 (entrambi difesi dal legale Gian Luigi Pieraccini). Lo ha deciso il gup padovano Mariella Fino che ha accolto la richiesta di rinvio a giudizio del pm Sergio Dini. Ma il 25 giugno saranno giudicati con rito abbreviato dal gup Domenica Gambardella altri 4 parenti accusati a vario titolo degli stessi reati. Si tratta di Flavio Marcato, 57enne di Arre; il fratello Fabrizio Marcato 51enne, Nino Marcato, 34 di Arquà (figlio di Flavio) e Thomas Marcato 21enne di Padova (figlio di Fabrizio) tutti difesi dal legale Pieraccini. I due procedimenti nascono da un regolamento di conti, una serata di violenza che si verifica a causa di dissapori in questa conosciuta famiglia di giostrai, il 24 maggio 2017 nel cortile della casa di Isidoro Marcato (fratello di Fabrizio) in via Suman ad Arre. L’uomo è colpito con la pistola insieme al figlio Derek; altri componenti della sua famiglia vengono picchiati e bastonati (famiglia costituita parte civile tutelata dall’avvocato trevigiano Fabio Pasquale Crea). In particolare Torrinunti con vari oggetti avrebbe contribuito all’aggressione e al pestaggio, mentre la nipote avrebbe svolto il ruolo del “palo”. Fabio e Fabrizio Marcato – imputati che hanno scelto il rito abbreviato con altri due parenti – avrebbero rispettivamente impugnato la pistola e un coltello nel tentativo di portare a compimento il piano che, per fortuna, non è stato attuato. Fabrizio Marcato, detenuto in carcere, ha contribuito a far ritrovare la pistola che era stata nascosta. (cri.gen.)